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A Monza 3600 spettatori, un patrimonio da preservare


Scrive Alberto Ambrogi su Cronaca Qui Milano:

La partita fra Gabeca Monza e Sisley Treviso giocata domenica pomeriggio al Pala Iper di Monza ha fatto registrare oltre 3600 spettatori, sfiorando il tutto esaurito. Un dato che deve far riflettere se si considera che si tratta della prima stagione di pallavolo nel capoluogo brianzolo: questa, infatti, non è altro che la squadra di Montichiari che, pochi giorni prima del via del campionato, era stata trasferita dal patron Marcello Gabana (poi tragicamente scomparso) dalla sua sede storica a Monza per beghe con l’amministrazione comunale monteclarense.
Nelle prime partite i ragazzi di Berruto hanno giocato davanti a spalti vuoti. Poi merito soprattutto dei clamorosi risultati sportivi conseguiti (l’Acqua Paradiso è quinta in classifica in condominio con Piacenza e Macerata e al PalaIper hanno vinto soltanto Trento e Forlì), domenica dopo domenica, hanno aumentato il seguito degli appassionati. Chi era al Pala Iper domenica scorsa e ha assistito a una delle più belle ed emozionanti partite della stagione, di certo tornerà domenica prossima per la sfida ai campioni d’Italia di Piacenza e poi per i playoff, quando la capienza di oltre 4000 posti dell’impianto monzese non bastare.
Tremilaseicento spettatori per una partita di pallavolo sono tanti, un dato nettamente superiore alla quasi totalità dei campi della Prima Divisione di calcio (la vecchia serie C1). Sono un patrimonio da presevare, sono 3600 persone che non si devono innamorare della pallavolo per poi essere deluse dall’ennesima chiusura. Monza ha trovato un pubblico da serie A e ora, se la presidentessa Giulia Gabana, dopo la scomparsa del papà, non se la sentisse di andare avanti qualcuno dovrà farsi avanti.

Una riflessione che condivido invitandovi a farlo perché un palazzetto pieno e in festa fa bene alla pallavolo.

A Monza 3600 spettatori, un patrimonio da preservare ultima modifica: 2010-03-16T16:21:00+00:00 da Mariella Caruso

Pubblicato il: 16 marzo 2010   

Sull'autore

Mariella Caruso

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