Persone

Matricola 122464 del campo di lavoro di Moosburg… eroe 65 anni dopo


di Gabriella Persiani **

Eroe. Oggi. Ma allora eri solo un numero, matricola 122464, all’interno del campo di lavoro nazista di Moosburg. Domani, però, nel giorno della 65esima festa della Repubblica e 66 anni dopo la tua liberazione, il 28 aprile 1945, ti ribattezzeranno così: eroe, nonno Carmine, davanti a migliaia di persone presenti in piazza Martiri, nella tua Teramo. La notizia mi raggiunge via Internet, mentre mi trovo nella terra dei cosacchi, come avresti chiamato tu la Russia. Vorrei partecipare alla cerimonia per te, ma so che solo tu conosci il valore reale di questa medaglia d’Onore che ti arriva dal Presidente della Repubblica e so che non la vorresti tutta per te: il tuo pensiero andrebbe subito a tutti quei compagni di internamento nel lager nazista che non hanno avuto la tua stessa fortuna di tornare a casa e riabbracciare una moglie e una figlia lasciata in fasce. E a quanto sia brutta la guerra, oggi come ieri.

Mesi fin troppo bui, quelli, eh? Non ne parlavi mai volentieri: quelle ferite dell’anima e del corpo chi te le poteva guarire? Non lo farà questa medaglia, né le parole delle autorità che oggi ti chiamano eroe. Hai vissuto inconsapevole di esserlo. Lo Stato italiano scopre il tuo sacrificio solo oggi, ma tu hai servito prima il re, che tradì te e il Paese fuggendo dopo l‘armistizio dell’8 settembre 1943, e, poi, la Repubblica, che hai visto nascere, “fedele nei secoli“, perché l’Arma era la tua vita. Come la tua famiglia, alla quale i tedeschi ti strapparono quel 10 ottobre 1943. Sei stato più forte di tutte le avversità di quei tempi e dell’umiliazione che hai dovuto subire dopo, quando lo Stato italiano respingeva le tue richieste di ex deportato.

Non eri al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale, certo, ma la tua battaglia per l’Italia libera la combattevi duramente da internato nei campi di lavoro della Germania nazista: ti avevano strappato la tua divisa di carabiniere e facevi il tornitore nella fabbrica bellica Freiman. Quella scheggia di metallo nella mano destra ti ha sempre ricordato ciò che avevi passato. Eppure la Repubblica italiana ti ignorava.

Goditi questa giornata di festa, nonno: oggi ti chiamano eroe. Lo sappiamo che non potrà scaldare la memoria di quelle fredde giornate, alleviare le sofferenze patite per la fame, per la malattia, per la morte che portava via chi condivideva con te quella tragedia. Ci consola, però. E ci ricorda che per questa Italia bisogna combattere ancora, senza prendere le armi. Quanto ci servirebbe un po’ della tua forza per far andare avanti questo Paese…

** collega giornalista e nipote di Carmine Broccolini

Matricola 122464 del campo di lavoro di Moosburg… eroe 65 anni dopo ultima modifica: 2011-06-01T19:28:00+00:00 da Mariella Caruso

Pubblicato il: 1 giugno 2011   

Sull'autore

Mariella Caruso

1 commento

  • Quello che i nostri soldati hanno sofferto per restare fedeli alla Patria li investe di onore e dignità. Noi possiamo esserne solo orgogliosi e portare rispetto e memoria al loro nome che, purtroppo per molti, è stato dimenticato, disperso insieme al piastrino saltato via nelle esplosioni del fuoco omicida. Complimenti all’autrice dell’articolo per averci fatto vivere sulla pelle le emozioni e i drammi di un uomo strappato alla sua vita e catapultato nella sofferenza dei lager nazisti. Onore, rispetto e memoria verso uomini e valori che non vanno dimenticati.

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