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House of Made in Italy: l’Italia del food raccontata a New York

Dal 29 giugno 2025 al 19 luglio 2026, la Columbus Citizens Foundation ospita la House of Made in Italy, una casa italiana temporanea con eventi, talk e degustazioni per professionisti del food e della comunicazione

Columbus Citizens Foundation
La sede della Columbus Citizens Foundation a New York (foto Ufficio stampa)

Quando il calendario segnerà l’11 giugno 2026, inizieranno i Mondiali di calcio in programma in Canada, Messico e Stati Uniti che si concluderanno il 19 luglio al MetLife Stadium a East Rutherford nel New Jersey, poco distante da Nwe York. L’Italia, quella delle filiere, delle ricette, dei territori e del saper fare, sarà già a New York da un anno. Il 29 giugno 2025 apre, infatti, House of Made in Italy, una casa temporanea allestita nella sede della Columbus Citizens Foundation, nel cuore dell’Upper East Side di New York, che ospiterà eventi, degustazioni, talk e progetti editoriali fino al giorno della finale del torneo.

Un’operazione culturale e relazionale – non una vetrina – pensata per dialogare con il pubblico americano, e non solo con gli italiani all’estero, attraverso linguaggi e strumenti nuovi. A guidarla sono Alessandro Schiatti, fondatore di I Love Italian Food, e Simone Barazzotto, PR marketing e partnership della fondazione newyorchese.

L’apertura, non a caso, coincide con il Summer Fancy Food Show, la più importante fiera di settore del Nord America.

Alessandro Schiatti, presidente di I love Italian Food (foto Ufficio Stampa)
Alessandro Schiatti, presidente di I love Italian Food (foto Ufficio Stampa)

«Non vogliamo fare la solita cosa per il solito circolo di italiani all’estero. Questa casa deve essere un luogo dove l’Italia parla all’America e al mondo, non all’Italia», dice Schiatti.

Come nasce il progetto House of Made in Italy per promuovere il Made in Italy a New York?

«Dall’incontro fra un’idea e un’opportunità. L’idea è quella di raccontare meglio il Made in Italy, l’opportunità è arrivata dalla Columbus Citizens Foundation, che ci ha messo a disposizione la sua sede, e dai Mondiali 2026 che daranno visibilità. Abbiamo scelto di partire un anno prima, non due mesi prima come spesso accade. Così avremo il tempo di costruire qualcosa di vero».

Perché scegliere una casa e non una fiera per raccontare il Made in Italy all’estero?

«Perché non vogliamo fare la solita cosa per il solito circolo di italiani all’estero. Questa casa deve essere un luogo dove l’Italia parla all’America e al mondo, non all’Italia. Non promuoviamo prodotti, ma diffondiamo cultura. Il Made in Italy non è un brand vuoto: dietro ci sono territori, biodiversità, filiere. E tutto questo va spiegato, perché spesso chi sta fuori non ha gli strumenti per capire».

Chi può partecipare agli eventi di House of Made in Italy?

«Organizzeremo circa trenta eventi nell’arco dell’anno, rivolti principalmente a professionisti del settore: buyer, giornalisti, chef, stakeholder. Ma siamo aperti a costruire insieme: chi ha contenuti da proporre può scriverci. L’idea è fare sistema, creare relazioni, costruire valore condiviso».

Quali temi guideranno il racconto del Made in Italy nel 2025-2026?

«Sì, molti. Dalla dieta mediterranea al contrasto con il cibo ultraprocessato. Poi masterclass, talk sulla comunicazione dei prodotti italiani per il pubblico americano, giornate dedicate alle filiere. Ci sarà anche un campionato dei vini tra Italia e Stati Uniti, e momenti più ludici, come sfide tra scuole di cucina locali che si cimenteranno con le nostre paste più iconiche».

In che modo sono coinvolti i brand italiani nel progetto?

«Sostengono il progetto, ma non hanno una presenza promozionale. Se parliamo di pizza, invitiamo i pizzaioli che riteniamo più capaci di raccontarla, non quelli legati a un marchio. Le aziende che partecipano ci permettono di realizzare l’iniziativa, ma non ne condizionano i contenuti».

Perché la Columbus Citizens Foundation è il luogo ideale per ospitare House of Made in Italy?

«È un luogo simbolico, legato alla storia della comunità italoamericana, ma che oggi si apre a una nuova generazione di relazioni e di scambi. Non c’è nostalgia, c’è voglia di costruire. House of Made in Italy vuole essere la prima casa davvero aperta a tutti: professionisti, aziende, territori, ambasciatori culturali. Non ci interessa replicare modelli chiusi. Vogliamo costruire connessioni».

Qual è l’obiettivo di lungo termine del progetto House of Made in Italy?

«Mi auguro che resti un modo diverso di raccontare il Made in Italy. Che non ci si limiti più a esportare prodotti, ma si esportino anche conoscenze, linguaggi, competenze. Che si smetta di pensare all’ultimo momento. Per una volta, abbiamo deciso di partire un anno prima».

House of Made in Italy: l’Italia del food raccontata a New York ultima modifica: 2025-06-28T19:38:52+02:00 da Mariella Caruso

Pubblicato il 28-06-2025  

Sull'autore

Mariella Caruso

Giornalista professionista, ufficio stampa per Pradivio Pr, mamma e nonna. Vado in giro e qui racconto di me, del cibo che assaggio e cucino, della gente che incontro, di ciò che mi interessa e della mia Sicilia

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