
Per la prima volta dal 1951, il Festival di Sanremo si presenta senza il nome completo che lo ha reso celebre. Nei materiali Rai diffusi in occasione della presentazione dei palinsesti 2025/26, il nome ufficiale è solo Festival 2026. Nessun riferimento alla città ligure. Una scelta grafica? No. C’è molto di più.
Una svolta nella narrazione istituzionale
Sanremo non è solo un luogo geografico. È una parola che racchiude storia, musica, emozioni e memoria collettiva. Eliminare quel riferimento significa spingere verso un’identità autonoma del Festival, che oggi si presenta come evento nazionale slegato dal contesto territoriale. Ma se il Festival non è più «di Sanremo», cosa resta di Sanremo nel Festival?

Festival di Sanremo: la decisione del Consiglio di Stato
Alla base di questo cambio c’è una motivazione concreta. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Rai contro la sentenza del TAR Liguria, che aveva giudicato illegittimo l’affidamento diretto del Festival da parte del Comune di Sanremo. Dal 2026, l’evento sarà assegnato tramite gara pubblica.
Il Comune di Sanremo, dal canto suo, ha rivisto al rialzo le cifre e introdotto una clausola anti flop: chi si aggiudicherà l’organizzazione dovrà garantire ascolti in linea con la media delle edizioni precedenti. In caso contrario, l’affidamento potrà essere revocato.
Un’identità visiva pronta al cambiamento
La Rai – che resta organizzatrice dell’edizione 2026 – ha presentato l’unica offerta per il bando triennale (con opzione per altri due anni). «La Rai farà il suo Festival perché ha la capacità di organizzarlo anche in un’altra sede», ha dichiarato l’amministratore delegato Roberto Sergio. Ma qualcosa è cambiato sul piano simbolico.
L’eliminazione «di Sanremo» dal nome è un modo per preparare il Festival a un futuro svincolato dal vincolo territoriale. Un titolo generico come Festival 2026 consente maggiore flessibilità in caso di trasferimento, cambi di format o nuovi assetti produttivi.
Che cosa resta del Festival di Sanremo?
Una cosa è certa: il Festival di Sanremo, comunque lo si voglia chiamare, sta entrando in una nuova epoca. Una rivoluzione formale e sostanziale che interroga chi si occupa di eventi culturali, branding e comunicazione. Cosa significa oggi “appartenere” a un evento collettivo? Fino a che punto si può spingere un marchio così radicato senza perdere la memoria del suo territorio?
Un passaggio che merita attenzione, perché quando cambia un nome, cambia anche il racconto.