Musica Spettacolo e tivù

#SpecialeSanremo2019 – #Post1 – Le canzoni

Il logo del 69° Festival di Sanremo

L’amore al primo ascolto è più difficile del colpo di fulmine al primo sguardo. Con le canzoni di Sanremo 2019 è ancora più complicato perché alcune non solo canzonette. Riservandomi il beneficio di cambiare idea, ecco il mio commento dei 24 pezzi in gara (già pubblicato sul settimanale Telesette) dopo il primo ascolto che, risalente ormai al 18 gennaio, comincia a sbiadire.

EINAR – Parole nuove

A dispetto del titolo le parole di Einar, un ex Amici che arriva all’Ariston passando per Sanremo Giovani, non hanno nulla di nuovo. Testo e musica sono più banali che mai ed è difficile comprendere perché un 25enne si approcci all’Ariston con una canzone così semplice. Non è detto, però, che versi come «e giuro che se te ne vai non ti verrò a cercare» o «c’è chi dice che il tempo anestetizzi un ricordo ma qui c’è ancora il tuo odore», non riscuotano l’attenzione dei più giovani.

SIMONE CRISTICCHI – Abbi cura di me

Anche Simone Cristicchi, come Motta, Nek o Arisa e altri in questa 69a edizione del Festival, va alla ricerca del senso delle cose in un crescendo tra recitato e cantato. Il pezzo, denso all’inverosimile di parole, è intervallato da un ritornello che, a spanne, sarà perfetto durante l’esecuzione con l’orchestra. Astenetevi dall’ascolto se volete solo rilassarvi e non rammaricatevi se non l’avete fatto perché in questo mondo, sintetizza il cantante «l’impresa più grande è perdonare se stesso».

IL VOLO – Musica che resta

Dopo la vittoria del 2015 Il Volo ritenta la scalata all’Ariston. Per farlo Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetto e Piero Barone con Musica che resta cercano di essere più pop del solito, punteggiano il pezzo con qualche suono più moderno e inseriscono la firma di Gianna Nannini tra gli autori. Il tentativo, però, si arena quasi subito. Basta il ritornello, «Amore abbracciami voglio proteggerti siamo il sole in un giorno di pioggia», per perdere ogni speranza di ascoltare i tre in versione moderna.

Le recensioni delle canzoni di Sanremo 2019 su Telesette

ULTIMO – I tuoi particolari

I bookmaker lo accreditano già come possibile vincitore e Ultimo dopo il successo di un anno fa nella categoria «Giovani» ci mette tutto l’impegno. Il giovane cantautore romano torna all’Ariston e grida la sua canzone d’amore che cresce d’intensità strofa dopo strofa. Il testo è meno introspettivo de Il ballo delle incertezze, ma comunque d’effetto soprattutto quando recita: «Mi mancan tutti quei tuoi particolari quando dicevi a me ti senti solo perché non sei come appari».

ACHILLE LAURO – Rolls Royce

Il rapper Achille Lauro confessa di essere un fan di Vasco Rossi e di aver studiato a fondo le esibizioni del rocker di Zocca sul palco dell’Ariston. Si comprende, così, la scopiazzatura che lo rende un epigono del Blasco. La sua Rolls Royce, zeppa di riferimenti ad artisti dalla vita eccessiva, da Hendrix a Winehouse fino a Van Gogh, è la versione 2019 della Vita spericolata del Comandante. Perfetta per le radio, forse meno per il palco dell’Ariston dove, però, porterà un rock inaspettato.

PAOLA TURCI – L’ultimo ostacolo

«Ricordo quando tu mi hai detto “non aver pauradi tremare che siamo fiamme in mezzo al vento, fragilima sempre in verticale”», canta Paola Turci. Il riferimento dovrebbe essere alla figura paterna, ma ognuno potrà vederne uno proprio. Facile, invece, ritrovarci il tocco di Luca Chiaravalli che spinge sull’elettropop facendo perdere magia alle belle parole della cantautrice per avvicinare il pezzo alle esigenze dell’ascolto radiofonico.

NEK – Mi farò trovare pronto

Filippo Neviani, in arte Nek, con l’elettropop ci ha preso davvero gusto. Mi farò trovare pronto, così come Fatti avanti amore che nel 2015 arrivò sul secondo gradino del podio, è un pezzo dance che ha il pregio di far subito muovere il piede a tempo. L’inno a essere sempre pronti all’amore scritto con il figlio d’arte Paolo Antonacci e con Luca Chiaravalli, però, dà subito la sensazione di qualcosa di già sentito. Funzionerà benissimo nelle radio, probabilmente un po’ meno all’Ariston.

FEDERICA CARTA & SHADE – Senza farlo apposta

Se al Festival di Sanremo votassero solo i giovanissimi, Federica Carta e Shade sarebbero senz’altro tra i papabili alla vittoria del Festival. Il loro duetto, infatti, è dedicato all’amore adolescenziale e alle sue pene ed è il perfetto mix tra pop e rap: «Ti sei messa quei tacchi per ballare sopra al mio cuore da quando hai buttato le Barbie per giocare con le persone». Di fatto Senza farlo apposta è un banale duetto tra rap e pop che replica Irraggiungibile, un altro loro pezzo pubblicato nel 2017 diventato una hit tra i ragazzini.

MOTTA – Dov’è l’Italia

Testo criptico in cui, però, esplode prepotente una domanda che innescherà polemiche: «Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso». Scritta tra Lampedusa, New York e il Messico, Dov’è l’Italia è un pezzo che fa riflettere poeticamente sulle migrazioni: «Come quella volta a due passi dal mare fra chi pregava la luna e chi sognava di ripartire. L’abbiamo vista arrivare con l’aria stravolta di chi non ricorda cosa era l’amore e non sa dove arrivare».

Le recensioni delle canzoni di Sanremo 2019 su Telesette

LOREDANA BERTÈ – Cosa ti aspetti da me?

Si sente forte la mano di Gaetano Curreri in questo pezzo che fa lavorare bene le corde vocali di Loredana Bertè, in cerca di un bis dopo il successo estivo con i Boomdabash che in questo Festival, però, sono avversari
in gara. Cosa ti aspetti da me è un brano rock che ricorda Vasco, omaggiandolo con la citazione «Va bene, va bene così», ed è perfetto per la Bertè ansiosa di dimostrare di avere ancora voce in capitolo: «Dopo aver asfaltato tutti quest’estate, voglio fare una grande performance».

GHEMON – Rose viola

Inafferrabile nelle parole dei versi e affascinante nell’esecuzione. «Tu sei il pensiero nero che mi culla», canta Ghemon, al secolo Giovanni Luca Picariello da Avellino. Rose viola, con cui esordirà a Sanremo, è tutto questo. Un pezzo molto moderno, ma musicalmente comprensibile da tutti aiutato da un’interpretazione che, se ricalcherà quella incisa per il disco, è magistrale. È un rap che non disturba grazie alla voce calda di questo esponente controcorrente del genere, laureato e senza tatuaggi.

NEGRITA – I ragazzi stanno bene

«Per far pace con il mondo dei confini e passaporti, dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto», intonano i Negrita ritornando sulle migrazioni, di fatto il tema più battuto in questo Festival. Con le loro chitarre, poi, la band aretina fa entrare il rock all’Ariston dalla porta principale evocando atmosfere western. Il sound cattura sin dalle prime note e la ricerca di «una speranza per il futuro», di «un sogno da sognare e voglio ridere», fa il resto.

FRANCESCO RENGA – Aspetto che torni 

E’ un Francesco Renga un po’ sottotono e lontano da quelle che sono state le sue migliori interpretazioni sanremesi quello di Aspetto che torni, un pezzo scritto da Bungaro che Baglioni ha ricevuto e girato all’artista bresciano. Quest’ultimo fa il suo compito e, da ottimo interprete qual è, nobilita questa canzone d’amore. «Il mondo si perde, tu invece rimani, un mare dentro negli esseri umani, io aspetto che torni stasera», intona senza, però, riuscire ad avere la possibilità di dare il giusto sfogo alla sua voce.

ENRICO NIGIOTTI – Nonno Hollywood 

Enrico Nigiotti ha scritto testo e musica di questo pezzo che è una dedica struggente al nonno che non c’è più. Ma, nello stesso tempo, nelle parole di Nigiotti c’è una critica dei tempi moderni e un lungo rimpianto del passato ormai andato. Commovente quasi fino alle lacrime, sanremese al punto giusto e pure ben interpretato, Nonno Hollywood metterà d’accordo le ragazze, magari attirate anche dal bell’aspetto del cantautore, e i nonni che s’immedesimeranno nei ricordi e nell’affetto dei nipoti.

BOOMDABASH – Per un milione 

Ancora forti del successo di Non ti dico no diventato a furor di popolo uno dei tormentoni della scorsa estate, i Boomdabash irrompono anche sul palco di Sanremo. Il testo del loro Per un milione è piuttosto banale: «Ti aspetterò perché sei tu che porti il sole e non c’è niente al mondo di migliore di te, nemmeno vincere un milione». Ma a sostenere la performance c’è il ritmo reggae e le contaminazioni classiche del gruppo pugliese, del quale fanno parte Biggie Bash, Payà, Blazon e Mr. Ketra.

Le recensioni delle canzoni di Sanremo 2019 su Telesette

EX OTAGO – Solo una canzone 

Gli Ex Otago sono i rappresentanti più «indie» del Festival di Sanremo 2019. Anche loro scelgono di cantare d’amore, ma abbandonano i canoni del racconto tradizionale dell’innamoramento o del dolore dell’addio e puntano sul sentimento che resta quando il brivido non c’è più. Il gruppo genovese capeggiato da Maurizio Carucci in Solo una canzone si concentra su una relazione adulta e canta: «Non è semplice restare complici, un amante credibile quando l’amore non è giovane

ARISA – Mi sento bene

Non vi fate ingannare dall’inizio suadente e romantico scelto da Arisa, per la prima volta orfana di un testo di Giuseppe Anastasi, per la sua Mi sento bene. A mettere il turbo al pezzo è il cambio repentino di ritmo che fa tornare la cantante all’allegria degli albori. La bipolarità del pezzo permette alla cantante di origine lucana di utilizzare tutte le sfumature della voce mentre invita a sentirsi liberi e a cogliere il «buono di ogni giorno» amando fino in fondo.

NINO D’ANGELO & LIVIO CORI – Un’altra luce 

Nel Sanremo dei duetti (sono quattro quelli in gara, compreso quello non esplicitamente dichiarato tra Daniele Silvestri e Rancore), quello che vede insieme Nino D’Angelo e il rapper Livio Cori è il meglio assortito. I due non perdono d’identità e le loro voci, entrambe distorte dall’autotune, si rincorrono in un discorso musicale che gioca tra l’italiano e il napoletano, tra il presente e il passato, tra il vecchio e il nuovo. Non arriverà lontano, ma è una buona pagina musicale, emblema di un Festival che guarda al futuro senza dare un calcio a ciò che è stato.

THE ZEN CIRCUS – L’amore è una dittatura 

Firmata nel testo e nella musica da Andrea Appino, frontman della band, L’amore è una dittatura è una filastrocca in crescendo senza ritornello. Un azzardo anche nei temi, tutti sociali, che non sono messi «sotto il letto come i mostri» citati nel pezzo. All’Ariston spuntano così «le porte aperte e i porti chiusi» e «l’anarchia» delle emozioni contro gli «imperativi categorici» di cui è fatto l’amore. Un pezzo difficile, da ascoltare fino all’ultima parola.

PATTY PRAVO & BRIGA – Un po’ come la vita 

Il duetto tra Patty Pravo e il giovane, ormai ex rapper fattosi conoscere ad Amici, Briga è d’effetto per l’intreccio delle voci dei due, ma non riesce a rimanere impresso nella mente, almeno al primo ascolto. Del resto la Divina ormai recita la parte di se stessa e l’intervento di Briga non incide. «Tu dove vuoi volare…? Hai tempo per pensare, ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire», è il refrain di per sé troppo banale del testo firmato, tra gli altri, anche da Zibba.

Le recensioni delle canzoni di Sanremo 2019 su Telesette

DANIELE SILVESTRI (CON RANCORE)  – Argento vivo

Un testo potente sulle distorsioni del presente, sulla mancanza di speranze per il futuro
delle nuove generazioni che si rifugiano in un mondo virtuale, sull’incomunicabilità. A parlare è un sedicenne, incarcerato verosimilmente dalla scuola che «corregge e prepara a un futuro che non esiste». Sincopato e denso
di parole, anche questo Argento vivo rinuncia al ritornello e non concede alcunché alla piacioneria sanremese. Feroce e drammatico il rap di Rancore, ospite del pezzo.

IRAMA – La ragazza con il cuore di latta

Malattia, violenze familiari e riscatto grazie a un figlio in arrivo che potrebbe non essere frutto dell’amore. Più che una canzone il pezzo di Irama è una sceneggiatura che, in una sola canzone, forse è troppo. Ma l’ex vincitore di Amici mette tutto se stesso nell’interpretazione e riesce a essere convincente. E visto che all’Ariston, come ci ricorda la vittoria di Non ci avete fatto niente di un anno fa, i testi ruffiani vanno per la maggiore, il cantautore si candida al podio.

MAHMOOD – Soldi 

È probabilmente il pezzo più moderno che si ascolterà sul palco dell’Ariston. Non è un caso che arrivi da uno dei due vincitori di Sanremo Giovani. Mahmood, già visto a X Factor, però, ha fatto sapere che al Festival non utilizzerà l’autotune, meccanismo di distorsione della voce tipico della musica trap. Ma il ritmo c’è tutto e si fa ascoltare pur nella drammaticità del testo (forse autobiografico) che racconta di un padre assente che cerca di tornare nella vita del figlio soltanto per convenienza economica: «Volevi solo soldi».

ANNA TATANGELO – Le nostre anime di notte 

Classica canzone sanremese per Anna Tatangelo che porta in gara un brano firmato da Lorenzo Vizzini. Un pezzo che potrebbe benissimo essere il racconto del rapporto tra la cantante e Gigi D’Alessio che hanno messo da parte la crisi tornando insieme. Le strofe «Quante bugie ci siamo detti, amore» e «mai potremmo perderci» lasciano pochi dubbi. Musicalmente, però, il pezzo è banale e non pare destinato, al contrario della crisi di coppia sviscerata, a lasciare il segno in questo Festival.

Mariella Caruso

#SpecialeSanremo2019 – #Post1 – Le canzoni ultima modifica: 2019-02-03T20:09:13+00:00 da Mariella Caruso

Pubblicato il: 3 febbraio 2019   

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Mariella Caruso

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