Musica Spettacolo e tivù

Sanremo 2020, a Gabbani la seconda serata… e pure la classifica

I campioni in gara della seconda serata che è dominata da Francesco Gabbani.

Piero Pelù – «Gigante»

Se la paternità dà la prima picconata ai comportamenti di un uomo, la nonnitudine è senz’altro il colpo di grazia. E pure un rocker come Piero Pelù non è rimasto immune al fascino del diventare nonno. Infatti il cofondatore dei Litfiba (adesso in pausa) debutta all’Ariston con Gigante, brano dedicato al nipote cui canta: «Tu sei il mio Gesù, la luce sul nulla, un piccolo Buddha». L’effetto è straniante per chi è abituato all’immagine pubblica di Pelù, anche il rock ne risente virando verso i cartoon.

Elettra Lamborghini – «Musica (E il resto scompare)

Con Elettra Lamborghini il reggaeton, che impazza da un bel po’ nelle radio, fa il suo ingresso ufficiale all’Ariston. Musica (E il resto scompare) ha l’innegabile pregio di essere orecchiabile. Ed è pure divertente nel racconto di lei «innamorata di un altro cabron» che l’ha chiamata «col nome di un’altra», non le ha mai detto «quanto sei bella» e viene, inevitabilmente, mollato. Non vincerà Sanremo, ma durerà fino all’estate.

Enrico Nigiotti – «Baciami adesso»

Con la ballad iper-romantica Baciami adesso Nigiotti fa il suo compitino sanremese senza osare più di tanto. Non basta tingere un po’ la musica con la chitarra elettrica per farsi ricordare. Il pezzo è leggero come l’aria e non sfonderà nel gradimento di chi si aspettava qualcosa di simile alla dedica di un anno fa a Nonno Hollywood. Il bel visino, però, gli farà dividere la quota ragazzine con Riki.

Levante – «Tikibombom»

C’è una prima volta per tutto, anche per Sanremo. Levante, che è stata per una stagione anche giudice di X Factor, debutta all’Ariston con Tikibombom, pezzo lontano dall’immaginario sanremese e pure dal pop sfacciato. Le parole di Levante rivolte ai 4 protagonisti, «figli di un dio minore» e «ultimi della fila», uniti tra loro dalla diversità e non accettati, sono da ascoltare bene.

Pinguini Tattici Nucleari – «Ringo Starr«

Se il titolo Ringo Starr era un indizio, il sound che richiama All you need is love sin dalle prime note è la prova che nel pezzo dei Pinguini Tattici Nucleari i Beatles c’entrano… e tanto. La band bergamasca, fin qui sconosciuta al grande pubblico, canta «In un mondo di John e Paul io sono Ringo Starr». Il brano è allegro. Trascina, divertee promette di far ballare tutti, in platea e a casa, così come era riuscito a fare Una vita in vacanza de Lo Stato Sociale.

Tosca – «Ho amato tutto»

Con Tosca l’Ariston torna a essere il luogo della canzone senza tempo. Ho amato tutto è un pezzo delicato, ben scritto e interpretato con classe. Al centro c’è il ricordo di un amore che finisce. «E io adesso farei qualcosa per sfiorare le tue labbra», canta Tosca mettendosi al servizio delle parole e della musica di Pietro Cantarelli, storico collaboratore di Fossati. L’unica pecca è la smaccata somiglianza con le interpretazioni di Mia Martini. Non è un brano per giovanissimi, ma piacerà molto a tutti gli altri.

Francesco Gabbani – «Viceversa»

A tre anni dalla vittoria con Occidentali’s Karma Gabbani si riaffaccia all’Ariston con Viceversa. Al posto della gigioneria delle precedenti apparizioni c’è il tentativo di spiegare il segreto dell’alchimia d’amore: «Sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa». Non mancano i giochi di parole, più adulti grazie alla collaborazione con Pacifico. Rimane in testa il fischiettio del ritornello.

Paolo Jannacci – «Voglio parlarti adesso»

Jazzista, compositore, polistrumentista e figlio d’arte, Paolo Jannacci, dopo aver calcato per tre edizioni
il palco di Zelig come direttore d’orchestra della resident band, si affaccia al Festival di Sanremo con il più classico dei brani: una dedica alla figlia Allegra, classe 2008. «Là fuori c’è la guerra e dormi, ma qui ci penso io a te», attacca accompagnandosi al pianoforte in una ballad che, in forma di lettera, risponde a tutti i canoni sanremesi per eccellenza. Il pezzo è pulito, lineare, non ha bisogno di alcun aiuto per la comprensione, ma non spicca per originalità.

Rancore – «Eden»

Il «ta-ta-ta» di Rancore colpisce nel segno così come il testo di Eden, tra i migliori del Festival. Il rapper romano usa la mela come codice per decifrare a suo modo il mondo di oggi e invitare alla riflessione: «Se ogni scelta crea ciò che siamo che faremo della mela attaccata al ramo?». Lascerà una traccia e (non solo) la critica potrebbe premiarlo.

Junior Cally – «No grazie»

A dispetto delle polemiche sulla sua produzione musicale passata che stanno alimentando la vigilia del Festival, quello di Junior Cally è tra i migliori testi ascoltati. Con No grazie, pezzo rap dal ritornello sincopato, non le manda a dire e chiama in causa la politica: «Spero si capisca che odio il razzista che pensa al Paese ma è meglio il mojito e pure il liberista di centro sinistra che perde partite e rifonda il partito».

 

Giordana Angi – «Come mia madre»

Tra le dediche sanremesi quella più intensa è firmata da Giordana Angi per la mamma. «Ti chiedo scusa se non
ti ho mai detto ti voglio bene», dice in Come mia madre la cantautrice ex Amici. In molti s’immedesimeranno nelle parole della 26enne che sente già profumo di podio. Ad aiutarla la musica in crescendo a sostegno
di una struggente interpretazione.

Michele Zarrillo – «Nell’estasi o nel fango»

Già coinvolto da Amadeus come coach nella prima edizione di Ora o mai più Zarrillo torna all’Ariston per la 13a volta. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare non si affida a una ballad: Nell’estasi o nel fango è un brano pop-rock che non rinuncia al falsetto del ritornello e in cui all’amore si sostituisce l’autocoscienza.

(Commenti pubblicati su Telesette 5/2020)

Sull'autore

Mariella Caruso

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