Musica Spettacolo e tivù

Sanremo 2020, La Vibrazioni in testa dopo la prima serata

Il Festival di Sanremo compie 70 anni. I campioni in gara nella prima serata

IRENE GRANDI – «Finalmente io»

La mano di Vasco Rossi e Gaetano Curreri si sente forte in Finalmente io, brano, di cui i due sono tra i coautori, con cui Irene Grandi si scommette per la quinta volta al Festival di Sanremo. Cucitogli addosso come un abito sartoriale è un inno alla libertà dell’artista fiorentina «da sempre arrabbiata, da sempre sbagliata» e al potere salvifico del canto nella sua vita: «Ma quando canto… sto da Dio… sì!». Spensierata e rock al punto giusto, perfetta per una donna decisa a mettere sfacciatamente in piazza ogni sua fragilità.

 

MARCO MASINI – «Il confronto»

Come evitare le sedute dallo psicologo? Mettendosi davanti allo specchio. E’ quello che fa Marco Masini ne Il confronto, un intenso dialogo con se stesso. Tra odio e amore il cantautore di Bella stronza fa autoanalisi e stavolta dà dello stronzo a se stesso prima dell’inevitabile autoaccettazione. Brano perfetto per i masiniani docche arriva a 30 anni da Disperato con cui il toscano esordì a Sanremo vincendo tra i giovani. Gli altri invece non ci troveranno nulla di nuovo.

 

 

RITA PAVONE – «Niente (Resilienza 74)»

La resilienza c’è, senza alcun dubbio. A 74 anni, come dichiarato nel titolo del pezzo che ne segna il ritorno all’Ariston – Niente (Resilienza 74) – non è facile rimettersi in gioco. Ma Rita Pavone, provetta Gian Burrasca, non conosce limiti. E stupisce pure con un pezzo rock fuor di metafore («Meglio cadere sopra un’isola o un reality che qualche stronzo voterà») firmato dal figlio George Merk che si perde un po’ solo nel ritornello.

 

 

ACHILLE LAURO – «Me ne frego»

Non c’è alcuna eco fascistoide nel Me ne frego di Achille Lauro. Il suo è un brano simil-romantico in chiave rock con un lui alla mercè dell’innamorata: «Dimmi una bugia me la bevo, sì sono ubriaco e annego». Tra echi
da Fotoromanza gianniniana («St’amore è panna montata al veleno») e citazioni da La strega di Vasco, Lauro diverte senza arrivare all’alchimia del debutto con Rolls Royce.

DIODATO – «Fai rumore»

Diodato sa scrivere e lo dimostra portando all’Ariston Fai rumore, intensa ballad su un amore scivolato nell’incomunicabilità: «Ma fai rumore sì che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale tra me e te». Da assimilare i toni gridati e acuti del ritornello, che fa rumore ai limiti del fastidio.

LE VIBRAZIONI – «Dov’è»

Difficile che qualcuno non ricordi il titolo del pezzo de Le Vibrazioni perché lo stesso Dov’è è ripetuto all’inverosimile nel testo firmato da Roberto Casalino. La band pop-rock milanese capeggiata da Francesco Sarcina rimane nel proprio alveo con un brano in linea con il proprio repertorio che più che alla vittoria all’Ariston ambisce a trovare spazio nelle radio. Cosa, quest’ultima, molto probabile perché in tanti sono alla ricerca di «gioia» e «giorni da non sprecare».

ANASTASIO – «Rosso di rabbia»

Un anno fa Anastasio, fresco vincitore di X Factor, arrivò all’Ariston sentendosi «un imbucato» per mettere in strofe rap un testo di Claudio Bisio. Stavolta ci arriva in gara da aspirante rivoluzionario Rosso di rabbia rivendicando i suoi 21 anni, il diritto di «incazzarsi» utilizzando le parole «come le mie sole armi». Le rime funzionano, il suo rap colorato di venature rock cattura. Se manterrà il suo livello di performance nessuno impedirà agli «scrocconi di emozioni» di prosciugare la magia della canzone.

ELODIE – «Andromeda»

«Non sarò la tua Andromeda», intona Elodie rivendicando forza oltre la catena della fragilità dell’anima. Una rivendicazione femminile e femminista in chiave dance-pop su un palco avaro di donne in gara (solo 7 su 24) firmata da Mahmood e Dario Faini, che un anno fa sbancarono con Soldi. Non è un pezzo da amore al primo ascolto per i suoi tanti cambi musicali, ma sfonderà.

BUGO E MORGAN – «Sincero»

Bugo, all’anagrafe Cristian Bugatti, canta da un bel po’ anche se lo conoscono in pochi. Morgan, invece, è conosciuto da molti anche se più per gli eccessi che per le sue canzoni. Insieme cantano Sincero in cui per slogan («Bevi se vuoi ma responsabilmente») affrontano il tema realtà contro apparenza. Sonorità anni 80 e tanti echi di Battiato.

ALBERTO URSO – «Il sole a Est»

Da Amici, talent show di cui ha vinto l’ultima edizione, il tenore siciliano Alberto Urso, già baby concorrente di Ti lascio una canzone, approda all’Ariston in quello che ormai è un passaggio quasi scontato. Il sole ad est, brano con cui concorre, mette al sicuro il gradimento degli amanti del belcanto e del romanticismo declinato nel moderno pop lirico. Se a questi si aggiungeranno gli estimatori già conquistati nel precedente passaggio televisivo Urso «rischia» di ripetere l’exploit de Il Volo. Le radio non apprezzeranno.

RIKI – «Lo sappiamo entrambi»

Anche i ragazzini guardano Sanremo e la presenza di Riki all’Ariston si giustifica soltanto con la soddisfazione della quota adolescenziale del pubblico. Il pezzo, dalla poca sostanza testuale e infarcito di autotune, racconta della fine di un amore: «Restiamo distanti restandoci accanto». Piacerà ai giovanissimi e andrà fortissimo in radio.

RAPHAEL GUALAZZI – «Carioca»

Raphael Gualazzi prova di nuovo a scrollarsi di dosso la seriosità dell’artista impegnato e, dopo il duetto con The Bloody Beetroots di Sanremo 2014, osa con ritmi insoliti per il suo repertorio. Carioca è un allegro gioco che parte al piano e sconfina nella musica latina. Resta sottotraccia il testo, ricordo di un sogno, di «occhi scuri e pelle carioca». Del resto a trainare questa 4a avventura all’Ariston di Gualazzi non è la profondità della parole, ma la sua abilità di musicista.

 

(Commenti pubblicati su Telesette 5/2020)

Sull'autore

Mariella Caruso

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