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Ricordando George Michael

George Michael - Faith - @ChrisCuffaro
George Michael, Faith

Il 25 dicembre 2016 George Michael se ne andava. Ci ha lasciato la sua musica e un documentario George Michael: Freedom. Diretto dallo stesso Michael con l’amico e manager David Austin, il documentario prodotto da Sony Music con Bbc Worldwide e Channel 4, è andato in onda in Italia per la prima volta nel 2017, all’indomani della ripubblicazione di Listen without prejudice – Vol. 1 (in cofanetto con l’MTV Unplugged del 1996 rimasterizzato e la b-side Fantasy remixata da Nile Rodgers), il secondo disco da solista di George Michael che fu l’album della svolta per l’ex Wham nato nel 1963. A George Michael: Freedom il cantautore di Faith e Jesus to a child lavorò nella sua casa di Highgate a Londra fino a tre giorni prima del Natale del 2016, il giorno della sua morte. Ed è intento in questo suo ultimo lavoro che appare, ripreso da lontano, mentre al di là di una finestra pigia i tasti di una macchina da scrivere.

Una vita tra luci e ombre

Il documentario, che emoziona chi è cresciuto in compagnia delle hit di George Michael e che dovrebbe essere visto da ogni concorrente di talent desideroso di intraprendere la strada del successo, era già stato concepito dal cantante per accompagnare la ripubblicazione di Listen without prejudice – Vol. 1  perché, in qualche modo, ne rappresenta la genesi. E’ un racconto che corre tra luci e ombre lungo quella linea rossa del successo planetario di un artista che nel 1990, proprio con quel disco, decise di fare un passo indietro e di mettere al centro la sua musica e non la sua immagine.

Colpisce ascoltare dalla stessa voce di George Michael il racconto che, per ironia della sorte, è diventato il bilancio definitivo della propria vita. Dagli esordi con i Wham alla carriera da solista. «Non avrei mai immaginato di poter essere più grande dei Wham», racconta commentando il successo di Faith che nel 1988 lo fece diventare il numero uno al mondo. Un successo che rischiò di farlo sprofondare negli abissi dell’anima. Il suo calarsi nel personaggio di Faith con occhiali da sole e giacca da motociclista – che poi avrebbe simbolicamente bruciato tre anni dopo nel video di Freedom! 90 nel quale in sua vece apparirono le top model Naomi Campbell, Linda Evangelista, Christy Turlington, Tatjana Patitz e Cindy Crawford – lo rese fragile. «Penso che la mia mancanza di equilibrio mentale fosse evidente, la musica era diventata un’amante dispotica e io volevo saltare giù dalla giostra. Dieci mesi di quella vita mi avevano portato al limite, ero rimasto solo con la mia linea rossa. A Pensacola nell’ottobre 1988, ultima tappa del Faith Live Tour cantai Careless Wisperer con le lacrime agli occhi perché sapevo che finalmente era finito», spiega nel documentario.

La ribellione di “Listen without prejudice”

Tre anni più tardi, dopo le contestazioni da parte della comunità nera del soul e dell’r&b per il premio a Faith, arrivò Listen without prejudice – Vol. 1, con cui George Michael diede centralità alla sua musica, scomparendo dietro di essa. Questo indignò non poco i dirigenti della Sony che non accettarono il suo volersi mettere da parte. Nonostante la maturità della musica di George Michael, che nel documentario è testimoniata da Elton John, Stevie Wonder, Mary J Blige, Mark Ronson e Liam Gallagher, la casa discografica non si arrese ai desideri del cantautore e la lotta, anni dopo, finì in tribunale con George Michael che vide soccombere le sue ragioni.

L’amore e il coming out

Nel racconto c’è spazio anche per l’amore, per il coming out, per la paura e per quel tributo a Freddie Mercury nel concerto del 1992 che, dopo questo documentario, i fan di George Michael non potranno guardare con gli stessi occhi. Nel 1991 al “Rock in Rio”, dove Michael confessa di essere andato solo perché non aveva mai visto il Brasile, George conobbe Anselmo Feleppa e se ne innamora. «Con lui passai sei mesi stupendi, avevo aspettato tutta la vita qualcuno che mi amasse in quel modo», racconta. Ma erano i tempo dell’Aids. «Anselmo prese un’influenza che non passava più, poi spuntarono delle macchie sul petto. Quello del 1991 fu il Natale più oscuro e spaventoso della mia vita: Anselmo era a casa per i test e io a tavola con la mia famiglia che non sapeva nulla di lui – ricorda nel documentario -. Quando cantai Somebody to love al tributo per Freddie dentro di me mi sentivo morire: ero sopraffatto dalla tristezza del cantare le canzoni di un uomo che veneravo e che era morto in un modo che il mio primo grande amore avrebbe sperimentato di lì a poco. La performance forse più famosa della mia carriera è stata cantare per il mio amore che stava morendo». Feleppa viene anche ricordato da George Michael nel documentario come «il mio salvatore», colui che gli diede la forza di ribellarsi al sistema e di lottare per «non essere più una merce».

Dalla morte di Feleppa nel 1993 a Older, il successivo disco (pubblicato dalla Dreamwork Record che aveva comprato il contratto di Michael dalla Sony) passarono tre anni. In quel disco c’è l’elaborazione del lutto di Feleppa, in Jesus to a child, e della madre di George che nel frattempo era morta di tumore. E c’è anche il coming out che è un’altra tappa fondamentale del documentario che non esce mai fuori dai binari rimanendo un racconto intimo, personale, appassionato e malinconico anche nella chiusura che è uno spezzone di un’intervista giovanile.

«Per cosa voglio essere ricordato? Per la mia musica, il glamour, le mie canzoni e per essere stato una persona integra»

Mariella Caruso

Ricordando George Michael
Ricordando George Michael ultima modifica: 2021-12-25T20:26:00+01:00 da Mariella Caruso

Pubblicato il 25-12-2021  

Sull'autore

Mariella Caruso

Giornalista professionista per il settimanale Telesette, mamma e nonna. Vado in giro, incontro gente e qui racconto di me, del cibo che assaggio e cucino, della gente che incontro e della mia Sicilia

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