In via Rosellini ho passato moltissimo tempo da collaboratrice milanese di Italpress. Oggi non ci vado più, ma quel «palazzo» l’ho conosciuto bene, soprattutto nei suoi rituali.
In via Rosellini, ai miei tempi, non cambiava molto: giusto la guardia giurata a presidio dell’ingresso e qualche regola di (non) comportamento quando qualche presidente, stanco dell’insistenza dei cronisti, si prodigava per mettere qualche paletto in più.
C’erano – e credo ci siano ancora – le auto di lusso, gli autisti, le scorte, le manovre di aggiramento, i silenzi di alcuni e le vivaci loquacità di altri. Un sottobosco di procuratori che si affacciano nei periodi di calciomercato e la sala stampa che si riempie quando i giornalisti sono a caccia di notizie non di stretta «politica». Perché, parliamoci chiaro, a chi interessa come si distribuiscono le risorse i paperoni e i paperini del calcio?

