Musica

Ma il Festival di Sanremo è pronto per la “strana coppia” Gualazzi-The Bloody Beetroots?



«Vivo la mia vita e la traduco in musica, non mi pongo il problema se piaccia o no. Non so cosa sia il mainstream». The Bloody Beetroots, alias di Sir Bob Cornelius Rifo, lo diceva tre mesi fa, alla presentazione di Hide, il suo ultimo album pubblicato per Ultra Music/Sony. 


Adesso il mainstream, quello più nazionalpopolare, dovrà affrontarlo visto che accompagnerà Raphael Gualazzi sul palco dell’Ariston in occasione del Festival di SanremoE diciamocela tutta, il mainstream dovrà affrontare lui, di gran lunga il più internazionale (pur essendo nato nel 1977 a Bassano del Grappa) dei big sanremesi dell’anno di grazia 2014, e la “strana coppia” che formerà con il talentuoso jazz singer Gualazzi. 


Difficile che oltre le Alpi o al di là dell’Oceano, con esclusione di strette comunità di italiani emigrati, sappiano più di tanto o ascoltato le canzoni di Arisa, Noemi, del figlio d’arte mai completamente sbocciato Cristiano De André, di Ron, Frankie Hi-Nrg, Giuliano Palma, Francesco Renga, di Giusy Ferreri, dell’ex Tiromancino Riccardo Sinigallia, del redivivo Francesco Sarcina, dei Perturbazione, del giovane Renzo Rubino. Magari in Germania, sua seconda patria, e in Russia dove i fan dei Matia Bazar si sono stupiti di non vederla al concerto che ha riunito per una notte Al Bano e Romina, conoscono Antonella Ruggiero. 

The Bloody Beetroots (letteralmente “rape sanguinanti”, nome scelto per garantirsi la ricercabilità nei motori di ricerca), che è uno soltanto, invece, è tra i musicisti italiani più conosciuti all’estero, anche se tra i meno noti entro i confini dello Stivale. Nascosto dietro la maschera di Venom, il nemico giurato dell’Uomo Ragno (con la quale c’è da scommetterci lo vedremo anche a Sanremo), sir Bob Cornelius Rifo fa ballare da molti anni i ragazzi in tutto il mondo con il suo miscuglio di musica electro, punk, dance e rock che gli permette di non restare dentro gli steccati, alla sua voglia di essere «un lampione per le zanzare».

Solo nell’ultimo album Hide, sir Bob, ha collaborato con Tommy Lee dei Motley Crue, Peter Frampton, Theophilus London e sir Paul McCartney. Sì, proprio lui, il baronetto diventato trait-d’union tra i Beatles e le nuove generazioni. Una collaborazione alla quale McCartney non ha fatto fatica a dire di sì. Del resto The Bloody Beetroots con la sua band live e con i suoi dj set gira il mondo con sold out da Parigi a Berlino, da Eindhoven a New York e Los Angeles.

Sicuri che non sia troppo per il Festival di Sanremo?


Ma il Festival di Sanremo è pronto per la “strana coppia” Gualazzi-The Bloody Beetroots? ultima modifica: 2013-12-19T00:18:00+00:00 da Mariella Caruso

Pubblicato il: 19 dicembre 2013   

Sull'autore

Mariella Caruso

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