Se il Festival di Sanremo non fosse più «di Sanremo»?

Festival di Sanremo

Nel giugno 2025 la scomparsa della parola «Sanremo» dai materiali Rai sembrava preparare il Festival a un futuro lontano dalla città. Non è andata così: Rai e Comune hanno trovato l’accordo. Ma quella vicenda ha mostrato quanto il nome, il luogo e il marchio del Festival siano legati tra loro.

Alla fine il Festival è rimasto a Sanremo.

Nel giugno 2025 non era affatto scontato. La gara per l’affidamento, il contenzioso amministrativo e perfino la scelta della Rai di presentare nei palinsesti un generico «Festival 2026» avevano aperto una domanda che per decenni sarebbe sembrata quasi assurda: può esistere il Festival di Sanremo senza Sanremo?

Alla presentazione dei palinsesti Rai 2025/26 ad Ancona, nei materiali presentati per la stagione 2025/26 il nome era diventato semplicemente «Festival 2026». Nessun riferimento alla città ligure. Una scelta fatta mentre il futuro della manifestazione all’Ariston era ancora oggetto di una partita amministrativa e contrattuale.

Per alcuni mesi il legame tra il Festival e la città che gli ha dato il nome non è stato affatto scontato. Poi Rai e Comune hanno trovato l’accordo: il Festival resterà nella città ligure anche per le edizioni 2027 e 2028. La prima, affidata alla direzione artistica di Stefano De Martino, è in calendario dal 16 al 20 febbraio. Ma quella vicenda ha mostrato quanto «Sanremo» sia molto più di un’indicazione geografica.

Per qualche mese, però, una domanda che per decenni sarebbe sembrata quasi assurda è diventata concreta: può esistere il Festival di Sanremo senza Sanremo?

Quando «Sanremo» scomparve dai palinsesti Rai

Sanremo non è solo un luogo geografico. È una parola che racchiude storia, musica, emozioni e memoria collettiva. Eliminare quel riferimento significava spingere verso un’identità autonoma del Festival, un evento nazionale slegato dal contesto territoriale. Ma se il Festival non fosse più «di Sanremo», cosa resterebbe della città di Sanremo nel Festival?

La gara e il contenzioso sul Festival

Alla base del cambio c’era una motivazione concreta. Il Consiglio di Stato aveva respinto il ricorso della Rai contro la sentenza del TAR Liguria, che aveva giudicato illegittimo l’affidamento diretto del Festival da parte del Comune di Sanremo. Nel 2026, l’evento è stato assegnato tramite gara pubblica.

Il Comune di Sanremo, dal canto suo, ha rivisto al rialzo le cifre e introdotto una clausola anti flop: l’organizzatore deve garantire ascolti in linea con la media delle edizioni precedenti. In caso contrario, l’affidamento potrà essere revocato.

L’ipotesi di un Festival fuori da Sanremo

La Rai aveva presentato l’unica offerta per il bando triennale. «La Rai farà il suo Festival perché ha la capacità di organizzarlo anche in un’altra sede», spiegava allora l’amministratore delegato Roberto Sergio. In quel momento, l’eliminazione di «Sanremo» dal nome poteva essere letta anche come il segnale di un Festival pronto, almeno sul piano della comunicazione, a fare a meno del suo riferimento territoriale.

Una cosa è certa: il Festival di Sanremo, comunque lo si voglia chiamare, è entrato in una nuova epoca. Il nuovo accordo ha cambiato anche i rapporti di forza tra Rai e Comune. La vicenda ha aperto una questione che interroga chi si occupa di eventi culturali, branding e comunicazione. Cosa significa oggi «appartenere» a un evento collettivo? Fino a che punto si può spingere un marchio così radicato senza perdere la memoria del suo territorio?

Perché quando si mette in discussione un nome, si mette in discussione anche il racconto.