Si apre in una nuova scheda

Finardi presenta Fibrillante, un “disco di lotta” che racconta anche le donne

Più che un disco, Fibrillante, con il quale Eugenio Finardi torna dopo quindici anni di assenza dalla scrittura, è un trattato di sociologia adattato ai nostri tempi. Dieci canzoni «di lotta» in cui l’artista di Extraterrestre e Musica ribelle torna in quel ruolo di cantautore dal quale, proprio 15 anni fa, si era allontanato perché gli era diventato «estremamente stretto», tanto da farlo sentire «agli arresti domiciliari». 

«Pensavo – ha spiegato – che la mia spinta creativa si fosse esaurita, avevo perso la bussola e decisi di inseguire altre strade passando dal fado al blues, dall’omaggio a Vysotsky alla musica classica con l’incredibile l’esperienza di entrare alla Scala di Milano».

Tutto è cambiato in quei tre giorni dell’ottobre 2012 in cui, insieme con la Band (al secolo Marco Lamagna, Paolo Gambino, Claudio Arfinengo e Giuvazza) non entrò in una sala prova della Torino operaia per «vomitare le idee – racconta presentando il disco uscito ieri su etichetta Universal – poi germogliate nella primavera del 2013, in coincidenza con una mia tempesta ipertiroidea che mi fece diventare un “fibrillante”». Da qui il titolo del disco di inediti, che è anche quello del testo del brano omonimo, cronistoria dell’ipertiroidismo e della fibrillazione atriale della quale l’artista milanese è stato vittima fino alla cardioversione elettrica. 

Tutto il resto del disco, invece, è frutto della collaborazione di Max Casacci, che lo ha prodotto, della Band, di Gigi Giancursi e Tommy Cerasuolo dei Perturbazione, di Manuel Agnelli degli Afterhours e di Patrizio Fariselli che suona il piano nell’assolo di Me ne vado, «brano micro conferenza che chiude il nuovo lavoro». Una micro conferenza di economia che riassume il senso di Fibrillante.

«Un disco di lotta nella quale mi chiamo dentro – sottolinea -. Trovo che i compensi di uno come Marchionne sono assolutamente osceni, che c’è un’assurda disgustosa ricchezza di pochissimi buttata in faccia agli altri. Così come trovo osceno e perverso spendere 12.000 euro per una borsetta. Stiamo vivendo un nuovo Medioevo che deve essere combattuto, con pochi prìncipi che detengono la ricchezza e tutti gli altri ridotti a servi della gleba». Come? «Con qualcuno che organizzi la voglia di rovesciare tutto, ma a livello globale. Ci vuole un nuovo Gandhi o Mandela. Colui che più ci si avvicina, anche se puòsembrare strano sentirlo dire da me, è papa Francesco, la figura più rivoluzionaria della nostra epoca».

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