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Nella “Casa 69” dei Negramaro


Giuliano è un bravo ragazzo… davvero. Il successo non gli ha dato alla testa“. Me lo diceva ieri la zia materna, della quale non faccio il nome perché la conosco per altri motivi che esulano da quelli giornalistici. Il Giuliano in questione fa di cognome Sangiorgi, mamma pugliese e papà siciliano, ed è il frontman dei Negramaro che a Milano (davanti ai giornalisti ma anche ad amici e parenti salutati alla fine con baci e abbracci come è naturale tra la gente del sud) hanno presentato ‘Casa 69‘ “l’album della sintesi tra il tempo ossessione di ‘Mentre tutto scorre‘ e lo spazio che connotava ‘La finestra“.

Un ‘io’ che non è quell'”I che precede ogni cosa che cercano di propinarci oggi facendoci credere che quell’io non ha bisogno di nessun altro io perché – continua Sangiorgitu puoi fare qualsiasi cosa e diventare tutto quello che vuoi“. Invece “nessuno può fare nulla da solo. Io senza di loro sarei perso“, sottolinea il frontman dei Negramaro.

Eccolo il concetto di ‘Casa 69‘ (il titolo si rifà alla casa, definita una vera e propria comune, dove i sei Negramaro convivono vivendo d’arte e di musica) che inneggia al ritorno di un “antropocentrismo vero“, a una filosofia cioè che metta di nuovo l’uomo al centro dell’universo. “C’è bisogno degli altri, di avere intorno gente che non la pensa come te, anche di prendere pugni in faccia – dice – la libertà non è quella di cui ci parla la tv e i partiti“.

Musicalmente il disco è più difficile dei precedenti: più rock nei suoni (il produttore artistico è David Bottrill, già collaborare di Placebo, Muse e David Bowie) e più difficile all’ascolto. Forse meno radiofonico lì dove ‘radiofonico’ ormai significa canzonetta facile facile, buona al primo ascolto e destinata al cestinamento veloce.

Sembra il destino di Sing-hiozzo che non è – un giornalista fa notare – tra i primi dieci singoli secondo la classifica Fmi-Nielsen dove, invece, sta il brano del fenomeno Modà. Una scelta sbagliata del singolo? “Forse ci sono brani che arrivano in maniera più immediata di Sing-hiozzo – ribatte Giuliano ma noi crediamo che questo brano abbia delle cose da dire nel tempo. Ognuno traccia il percorso artistico che vuole seguire. Possiamo essere pazzi ma noi vogliamo fare musica e basta. Non ce ne frega niente anche se poi saremo anche solo 52esimi nella classifica sudafricana perché la musica non è televisione, non è radio che complottano, né cartelli di sorta“.

Nelle sedici tracce del disco, che diventano diciotto nella versione digitale e nella Special edition – peccato che Comunque vadano le cose (Scusa Mimì) dedicato a Mia Martini e al concetto distorto di libertà che comprende la libertà di dire cattiverie sia solo una delle due bonus track -, tra le altre Io non lascio traccia, omaggio a Carmelo Bene, Basta così altra collaborazione con Elisa (Giuliano è stato il padrino di battesimo della figlia Emma), Casa 69, al primo ascolto forse il brano più intenso, e la perdita delle illusione di Apollo 11, pezzo scritto in “una notte dopo una serata al mare passata con mia mamma che mi aveva raccontato dell’allunaggio quando lei aveva 14 anni“. Probabilmente quella notte insieme alla mamma c’era anche la zia orgogliosa di quel bravo ragazzo al quale il successo non ha dato alla testa.

Nella “Casa 69” dei Negramaro ultima modifica: 2010-11-15T23:51:00+00:00 da Mariella Caruso

Pubblicato il: 15 novembre 2010   

Sull'autore

Mariella Caruso

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