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“Variazioni su tema”, la musica in 10′ di Gegè Telesforo su Rai5

Gegè Telesforo (Foto Ufficio stampa Rai)

Gegè Telesforo (Foto Ufficio stampa Rai)

Raccontare la musica in 10’ in maniera innovativa non è sfida che tutti possono accettare. Gegè Telesforo, da buon jazzista abituato all’improvvisazione, sì. È lui, infatti, l’autore e il conduttore di Variazioni su tema, nuovo magazine musicale di Rai Cultura in onda ogni mercoledì alle 21,15. «Ho avuto un’idea, l’ho presentata alla rete, è piaciuta tantissimo e l’ho portata avanti. La novità sta nel fatto di mostrare dal di dentro la vita da musicista che non è esattamente quella che la gente immagina», racconta Telesforo.

Perché?

«Si pensa sempre che le vite da artisti siano ricche e facili, invece noi stiamo sempre in macchina o in aereo, suoniamo in “localacci” sparsi in giro per il mondo. E nessuno ci prende in considerazione: oggi si parla più di chef che di musicisti. È un peccato perché in Italia ci sono grandi musicisti che, però, non passano in televisione. E si sa che chi non passa in televisione per il grande pubblico non esiste».

Tu però li farai passare, con quali Variazioni su tema?

«Parlando di musica, piuttosto che facendola. Ognuno dei 25 episodi previsti apre la serata musicale di Rai5».

Come ne parlerai?

«Posso dire come non ne parlerò! Non farò promozione discografica, né recensioni, né interviste nel senso stretto del termine. Con l’aiuto del team giovane che mi supporta del quale fanno parte il regista Simone Calcagni e il giornalista musicale Francesco Tromba, incontrerò colleghi come Dado Moroni, Stefano Bollani, Dee Dee Bridgewater e, insieme, racconteremo con molta ironia aneddoti sui musicisti e storie vere. Ovviamente tra gli ospiti non mancherà Renzo Arbore».

Un linguaggio tutto da scoprire…

«Di certo un linguaggio che mi ha fatto sentire un’altra volta la televisione come un mezzo a me consono tanti anni dopo D.O.C. (programma musicale di RaiDue della fine degli anni ’80 condotto da Arbore e Telesforo, ndr)».

Com’è oggi la tua vita da musicista?

«Faccio concerti in giro per il mondo, produco dischi per un’etichetta americana, tengo corsi di canto in un’accademia di Venice Beach in California un paio di volte all’anno. Però dopo tanto girovagare e aver avuto casa in Giappone, negli Stati Uniti, a Parigi, per vivere ho scelto l’Italia».

Come mai?

«Sono tornato per un tour con Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, sono stato con loro per due anni. Poi ho conosciuto la donna giusta e ho messo su famiglia, oggi sono padre di una ragazza di undici anni».

Oggi la musica in televisione è affidata ai talent show. Li guardi?

«Sì, quando posso. Trovo che siano delle belle produzioni molto tecnologiche, sono programmi costosi e ben curati ma i musicisti non vengono fuori come succedeva a D.O.C., un programma che ha svezzato musicisti come Bollani, Di Battista, Giorgia. La domanda, comunque, è una: perché illudere i giovani quando non si vendono più dischi?».

Qual è allora il futuro della musica?

«La musica va dove deve andare. Purtroppo chi conosce la musica solo attraverso la televisione non saprà mai che non esiste solo la musica pop, che ci sono musicisti strepitosi prodotti da etichette indipendenti, che in Italia ci sono violoncellisti, direttori d’orchestra e pianisti bravissimi, che ci sono festival di musica etno, jazz e classica frequentati da migliaia di persone».

Anche le radio hanno le loro responsabilità in tutto questo…

«Oggi le radio sono essenzialmente commerciali e fanno parte di network, il direttore decide sulla messe in onda a seconda di accordi. Per fortuna ci sono i podcast e il web cosicché chi vuole può scoprire altra musica. Io, per esempio, su Radio24 la domenica conduco Sound Check con le regole di una volta: faccio suonare la musica che piace a me e racconto storie di musicisti».

(Pubblicato su Telesette)

 

 

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Mariella Caruso

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