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Un Paolo Giordano per l’altro: scambi d’identità fotografici su Sette

Un Giordano per l'altro (articolo pubblicato su Sette del 9 dicembre)

Un Giordano per l’altro (articolo pubblicato su Sette del 9 dicembre)

La premessa è d’obbligo: errori ne faccio anch’io. Scrivendo di fretta capita. Per questo sento spesso la necessità di far rileggere i pezzi ancora prima di inviarli a chi me li ha commissionati (sono una freelance e, per fortuna, i clienti sono più d’uno). All’uopo ci sono due/tre colleghi, di cui mi fido ciecamente e ringrazio pubblicamente (loro sanno di chi parlo), che mi danno una mano in questo gravoso compito della rilettura. Ma se questo assottiglia la possibilità dell’errore, non la azzera di certo.

Certo è che l’errore fotografico è decisamente un’altra cosa. Oggi sfogliando il settimanale Sette, allegato del Corriere della Sera, mi sono imbattuta nella rubrica “Le liste degli altri” di Severino Salvemini. Ad attirare la mia attenzione è stata, in primis, la foto del collega Paolo Giordano del quotidiano Il Giornale. Il titolo “Paolo Giordano senza gravità”, e il catenaccio “I 10 brani che hanno segnato la sua vita“,  mi hanno spinto alla lettura. Giordano scrive di musica e sapere quali fossero questi brani e il perché li avesse scelti mi incuriosiva. È bastato leggere le prime due righe per capire che chi ha messo la foto in pagina (mi pare che al Corriere non lo facciano i redattori come oramai è prassi, ma ci siano ancora delle figure ad hoc) ha clamorosamente fatto un errore di persona: intanto il buon Giordano non è nato nel 1982 (magari gli piacerebbe), e non è lo scrittore (omonimo) di La solitudine dei numeri primi e Il corpo umano.

La domanda che continua a frullarmi in testa è: ma il responsabile della “cappellata” era  consapevole (uso l’imperfetto perché adesso lo sarà di sicuro) che il Paolo Giordano scrittore e il Paolo Giordano giornalista non sono la stessa persona? Siamo sicuri che un pizzico di “cultura generale” in più non serva a chi lavora a vario titolo in una redazione? E, infine, come è possibile che nessuno, nella catena di controllo (parliamo di un settimanale, non di un quotidiano il cui “montaggio” può cambiare da un momento all’altro) si sia accorto di nulla? Adesso massacratemi pure alla mia prossima “cappellata”, che sia mia però, perché di errori di titoli e foto mi prendo la responsabilità solo su Volevo fare il giornalista.

Però mi è rimasta la curiosità sui 10 pezzi che hanno cambiato la vita al Paolo Giordano giornalista. Chissà se me li rivelerà!

 

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Mariella Caruso

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