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Tricarico porta i ‘Tre colori’ della bandiera a Sanremo: “Ma non è una canzone politica”


L’eloquio è surreale, puntellato da lunghe pause. Fa pendant con i riccioli sparati e l’aspetto tra lo stralunato e il filosofeggiante. Francesco Tricarico, quello del tormentone di qualche anno fa ‘Io sono Francesco‘ e della maestra puttana, somiglia un po’ alle sue canzoni, filastrocche semplici e senza tempo che, abitualmente, scrive per se stesso.

Per calcare il palco del 61esimo Festival di Sanremo, però, ha scelto ‘Tre colori‘, un brano già catalogato come “politico” dagli addetti ai lavori, scritto originariamente per lo Zecchino d’Oro dal chitarrista degli Avion Travel, Fausto Mesolella, che accompagnerà Tricarico all’Ariston come pianista e seconda voce ma non nella serata dei duetti quando con lo stralunato cantautore, sul palco, ci saranno 38 bambini del coro “Si La So…l” dell’istituto comprensivo Sanremo Foce.

“Tre colori non è una canzone politica”, ci tiene a precisare il cantautore milanese cercando di convincere, tra una pausa e l’altra, chi lo ascolta. Anche se la strofa che recita “Quelli sul confine hanno una bandiera rossa/ricorda che la nostra tre colori ha/quelli nella nebbia hanno una bandiera verde” sembra inequivocabile.

La bandiera verde non c’entra nulla con la Lega – dice -, potrebbe essere quella del Brasile. Il verde è la speranza, mentre la neve bianca accoglie il sangue rosso per tutti“, ha continuato Tricarico che descrive la filastrocca contro la guerra di Mesolella come una canzone di “speranza, fratellanza, amore. Un augurio che la guerra rimanga soltanto un gioco fatto da un padre al figlio mentre insieme giocano coi soldatini“.

Patriotticamente, semmai, Tricarico si augura che “Tre colori, nel suo piccolo, possa dare un senso d’appartenenza agli abitanti di una terra come la nostra che è estremamente diversa e difficile da gestire vista la sua eterogeneità. Questa canzoncina, nel suo piccolo, è nobile“.

Estremamente patriottica è però la scelta di cantare ‘L’Italiano‘ di Toto Cutugno nella serata che l’Ariston dedicherà giovedì 17 al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. “Quando mi è stata proposta ci rimasto un po’ così – ha confessato Tricarico -. Poi mi è sembrata geniale perché è una cartolina spietata che ricorda l’Italia del 1982, diversa ma sempre attuale“.

Così come sempre attuale è il Festival di Sanremo nel quale Tricarico è ormai un habitué essendo alla sua terza partecipazione negli ultimi quattro anni. “Ma io lo vivo bene, non lo subisco“, risponde a chi gli chiede se per lui, che sembra così lontano dalla realtà di tutti i giorni (rimane sempre il dubbio che finga per non pagare dazio), non sia un’imposizione. “Sanremo – spiega Tricarico – è un grande momento per la musica alla quale viene dedicata grande attenzione. Mi diverte, mi fa soffrire, mi emoziona, è una bella prova per chi tiene al proprio lavoro. E’ anche una scadenza che aiuta“.

Il 16 febbraio, infatti, in concomitanza con le serate sanremesi uscirà “L’imbarazzo“: 11 brani tra i quali Tre colori e L’Italiano con cameo di Toto Cutugno. “L’imbarazzo è un momento di stasi, nasce dalla gentilezza e dall’attenzione verso l’altro. E’ il sapore d’altri tempi di valori come la vergogna“.

Difficile, invece, sapere cosa imbarazzi veramente Tricarico. Di sicuro non la politica italiana che “osservo senza imbarazzo“. E nemmeno l’essere considerato come un abitante del paese del bunga-bunga. “Mi sembra un’esagerazione. Io non sono questo. Vivo in Italia facendo altre cose: scrivo testi. E poi quello che penso io non ha importanza“.

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Mariella Caruso

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