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Trentadue anni fa c’era anche lui… Nello Greco: “Quasi non ci rendemmo conto di aver vinto con Cuba”


Sbiaditi. Com’è giusto che siano dopo trentadue anni. I ricordi di Nello Greco, la ‘pulce dell’Etna’ (nella foto il secondo da sinistra tra quelli in ginocchio), il settimo uomo di Carmelo Pittera in quel Mondiale di pallavolo del 1978. Il Mondiale dell’impresa, l’apripista della Generazione dei Fenomeni. Chissà se senza quella impresa ci sarebbero stati i Zorzi, i Lucchetta e i Bernardi e poi ancora i Giani e tutti gli altri che hanno fatto la storia della più recente pallavolo italiana. Quelli di Greco e Di Coste, di Nassi e Concetti sono nomi che oggi non dicono niente ai ragazzini che amano il volley. Ed è giusto così.

Ma un pezzo di storia azzurra di questo sport che oggi celebra il suo secondo Mondiale italiano è stata fatta anche da loro. A Roma, nello stesso Palasport dove domani l’Italia giocherà la semifinale mondiale contro il Brasile, quegli uomini giocarono, vincendola, una semifinale contro Cuba nel 1978. Allora Carmelo Pittera, il ‘Professore’, allenatore di quel gruppo disse che per battere i caraibici 2+2 doveva fare 5. E fece 5. Sovvertendo anche le regole matematiche.
Il mio ricordo principale di quel Mondiale è la partita con Cuba, ma anche quella col Brasile non fu da meno. Perdevamo l’ultimo set 14-10 (allora i set finivano a 15 e c’era il cambio palla, ndr) e siamo riusciti a recuperare che neppure io so come – racconta Nello Greco -. Poi arrivò Cuba in semifinale, la gara che ci diede l’argento. Fu una partita affrontata molto serenamente… non che fossimo convinti di perdere ma onestamente le nostre chance erano limitate. Avessimo perso non sarebbe cambiato alcunché. Forse fu quella serenità interiore a darci la forza per ottenere quel risultato. Alla fine della gara con Cuba eravamo esterrefatti, non ci rendevamo quasi conto di aver vinto. Una grande mano ce la diede il pubblico del PalaEur che spero sia determinante anche domani per la nostra Nazionale che domani affronta il Brasile”.

Come risultato in assoluto il nostro non fu il più importante, dopo sono stati vinti ben tre Mondiali – sorride l’ex schiacciatore -. Però forse è vero, siamo stati i precursori dando la sensazione che il nostro movimento poteva competere alla pari con gli altri. Con la Russia fu diverso, non è che fossimo appagati ma i sovietici di quel Mondiale erano fuori portata per tutti. Erano giocatori di un altro livello, ci avevamo giocato anche una partita di qualificazione: non è che ci avessero dato molto spazio nemmeno in quel caso. Giocavano con noi come il gatto col topo e quando decidevano che doveva finire… finiva”.

Da buon vicecampione del mondo la ‘pulce dell’Etna’ continua a seguire la Nazionale. “Ho visto tutte le partite dell’Italia in tv e a Catania dal vivo. Guardando gli azzurri adesso non è che siamo i più forti ma giocare in Italia ci deve dare la consapevolezza di poter ottenere un risultato: essere arrivati tra le semifinaliste è la prima risposta. Io sono ottimista di carattere. La gara di domani non mi pare una di quelle da 2+2=5, il Brasile non mi pare stellare, è una squadra battibilissima… se poi Fei tirasse fuori il suo potenziale sarebbe tutto molto più semplice. La Serbia mi sembra invece molto pericolosa”.

Nello Greco, schiacciatore anomalo anche per quell’epoca con i suoi ‘miseri’ 178 centimetri, era uno che dava il suo apporto nel ‘giro dietro’ e non si faceva intimidire dai muri avversari. Tanto che ha continuato a schiacciare fino al 1986 senza allontanarsi mai da Catania. “Io ero un po’ come il libero di adesso ma le mie caratteristiche erano anche da attaccante. Tanto che nel Mondiale ’78 sono entrato spesso al posto di Di Coste. Ricordo anche che in panchina non riuscivo a stare fermo. Mi muovevo continuamente per mantenere alta la concentrazione perché non potevo sbagliare quei due o tre palloni importanti nel momento in cui venivo mandato in campo”.

Tutti dovranno cercare di non sbagliare domani…

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Mariella Caruso

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