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Tornano i Nickelback: «Siamo antipatici perché siamo una rock band»

 

 
L’Italia non è una terra fertile per il rock dei Nickelback. Per questo anche il prossimo tour della rock band canadese che ha venduto 50 milioni di dischi nel mondo non passerà dal Belpaese e i fan italiani dovranno, ancora una volta, andare fino in Germania per ascoltarli. Da oggi però potranno andare a comprare il nuovo cd “Here and now” che esce anche in Italia.
 
«Ci piacerebbe molto suonare in Francia o in Italia – ammette Chad Kroeger, il frontman del gruppo canadese -, ma ci offrono solo club o teatri mentre in Germania, dove abbiamo più seguito, abbiamo palcoscenici più adatti alla nostra musica. Magari se le vendite italiane di “Here and now” andranno bene le cose cambieranno». 
 
Prodotto dalla band, “Here and now” è un album «schizofrenico», per ammissioni degli stessi Nickelback senza «una canzone che possa identificarlo nella sostanza». Per questo sono stati scelti due singoli per presentarlo: When we stand togheter, un brano «sociale sulle turbolenze che stanno attraversando il mondo, dal Giappone alla Libia, passando per l’Europa. Un malessere espresso con un testo cinico che termina con la nota di speranza, appunto When we stand together (Quando staremo in piedi tutti insieme, ndr)» e Bottoms up per le radio rock. 
 
Un dualismo giustificato dalle ballad – nel nuovo disco ce ne sono quattro e sono tutte godibilissime – che dalla casa discografica (la Roadrunners Record, etichetta della Warner Music) vengono preferite per i lanci. «Noi siamo musicisti e facciamo i dischi, la casa discografica poi deve venderli ed è più facile vendere un gruppo pop piuttosto che un gruppo rock. Però questo ci sa un po’ fastidio perché noi facciamo rock. Basta vederci dal vivo per capire qual è la nostra vena autentica», continua Kroeger che non si preoccupa delle antipatie del mondo del rock, né del fatto che i Nickelback sono considerata la band più antiromantica del pianeta. «Capita a tutti di essere odiati, anche ai Coldplay e Justin Bieber. Perché non dovrebbe capitare a noi?».

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Mariella Caruso

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