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Tormentone, non tormentone… Uno sfogliare a tempo di musica la margherita delle estati dagli anni ’60 in poi



Amati e odiati. Quasi sempre incondizionatamente e senza alcuna ragione. Il più delle volte dimenticati in men che non si dica. Portati via dagli ultimi echi d’estate. Sradicati dalla mente come gli ombrelloni di palme dalle spiagge quando la bella stagione lascia il posto alle prime avvisaglie d’autunno. Accatastati nell’hard disk dei ricordi come le sdraio nei depositi degli stabilimenti balneari. Con la differenza che, mentre ombrelloni e sdraio torneranno uguali, sulla stessa spiaggia davanti allo stesso mare, i tormentoni estivi – di quelli parliamo – saranno sostituiti con altre hit, destinate a durare il breve volgere di un’estate, ma anche di segnarla anche in maniera indelebile.

Ogni estate che si rispetti ha il suo tormentone. E ogni cantante (anche se qualcuno non lo confesserà mai) sogna che il suo pezzo possa diventarlo. Non ci avrebbero scommesso una lira – era il 1983 e l’euro non agitava i sonni degli antieuropeisti – i Righeira, Michael e Johnson, alias di Stefano Rota e Stefano Righi. Invece il loro Vamos a la Playa, che ha appena compiuto trent’anni, è ricordato come il tormentone estivo per eccellenza. I due amici torinesi, con la complicità dei fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda, siciliani cresciuti a Milano, che collaborarono alla scrittura del testo e produssero il disco, diventarono i re dell’estate. Inaugurando una nuova stagione di tormentoni che, già, un anno prima, quando correva l’estate 1982, si era tinta di colori siciliani con l’ugola potente di Giuni Russo a imperversare nella top ten dal 7 agosto fino al 20 novembre. Il pezzo, più che vacanziero, era Un’estate al mare ed era firmato da Franco Battiato e Giusto Pio.

Altri tempi. Altre estati. Altri tormentoni. Ognuno ha il suo. I più anziani ballano ancora “ceeck to ceeck” sul ritornello di Legata a un granello di sabbia di Nico Fidenco o si scatenano con l’hully gully de I Watussi di Edoardo Vianello. Reminiscenze degli anni ‘60 scalzate, nel decennio successivo, dal ritmo di Ramaya, unica canzone in lingua swahili addivenuta al successo. A cantarla era Afric Simone. Uscita nell’autunno 1975 continuò a essere ballata fino all’estate 1976. Perché, parliamoci chiaro, una volta i tormentoni lo erano veramente. Un esempio? YMCA dei Village People, gruppo che si ricorda per questa e non più di altre due canzoni, Go West Macho man, tenne banco per l’intero 1978 e non ne vuole ancora sentire di passare a miglior vita. 
Il 1977 è, anche, l’anno del “guerriero di carta igienica” Umberto Tozzi che vuole farsi aprire la porta in Ti amo e il 1978 quello del catanese Umberto Balsamo che scioglie “le trecce ai cavalli” in Balla, di Adriano Pappalardo che rompe i timpani con il suo Ricominciamo e di Miguel Bosé, che da (finto) eterosessuale, in t-shirt e jeans attillati ammaliava le ragazzine cantando Super Superman.

Gli Ottanta si aprono con Gianni Togni che “guarda il mondo da un oblò” con Luna e piazza il colpo da maestro nel 1984 quando non c’è nessuno che può astenersi dal canticchiare GiuliaDifficile non ricordare il Gioca Jouer di Claudio Cecchetto, convertitosi poi, con maggiori fortune, alla produzione. Come quella degli 883 che hanno continuato a uccidere l’Uomo Ragno per tutta l’estate 1992 senza mai scoprire chi sia stato. Ma visto che Max Pezzali, dopo quel fortunato esordio, di tormentoni ha dimostrato di intendersene, è a lui che Italia 1 ha affidato l’evocativo Nord Sud Ovest Est, programma che, in questa estate 2013, lo vede on the road con Jake La Furia del Club Dogo e Paola Iezzi alla riscoperta dei tormentoni estivi degli ultimi trent’anni, appunto da Vamos alla Playa in poi.

E qui che si capisce che i tormentoni non sono più quelli di una volta. Per esempio: che fine ha fatto colei che, con il banalissimo ritornello “sole, cuore e amore”, ammorbò l’estate del 2001 con Dammi tre parole? Non canta più (per fortuna), ma scrive canzoni per altri. Tra le meteore estive impossibile non ricordare i Los Locos. La loro Macarena fece ballare, con ammiccamenti vari, grandi e piccini nel 1996 evocando splendide spiagge brasiliane. Peccato che, invece, i Los Locos fossero un italianissimo duo che pubblicava cover di successi latinoamericani. Nello stesso filone si inseriscono i Kaoma, gruppo francese che cantava in portoghese ed esplose in Italia con la Lambada, tormentone estivo del 1989. Lo stesso dicasi per le Las Ketchup, tre ragazze spagnole che furoreggiavano nel 2002 con Asereje. Cosa significasse quel ritornello non ci è dato saperlo. Anche perché, candidamente, le tre interpreti rispondevano: «Niente». Non fu un buon motivo, però, per fermare la folgorazione collettiva per quell’allegro motivetto. Difficile trovare, un anno dopo, il perché all’innamoramento estivo per La canzone del capitano che fece conoscere all’Italia intera il “figlio dei Pooh”, ovvero Francesco Facchinetti.

Di certo più interessante, nel 2006, fu la “scoperta” di Checco Zalone, alias di Luca Medici. Complice la conquista azzurra dei Mondiali di Germania, la sua ironica e sgrammaticata Siamo una squadra fortissimi, che alludeva agli orologi di Moggi e al malcostume pallonaro italiano, conquistò tutti aprendo la strada alla carriera del non più cantante, ma comico-attore-regista pugliese. Ancora Mondiali, quattro anni dopo. E il tormentone è il Waka Waka della conturbante Shakira. Ancheggiamenti ed erotismo alle stelle. Che tornano in questo 2013 evocati dall’esplicita Blurred Lines di Robin Thicke (più che cliccata su Vevo la versione hot del video) che contende lo scettro di tormentone estivo a Get Luck dei Daft Punk. In ogni caso, un vincitore c’è già, quel Pharrell Williams che si spende sia nell’uno sia nell’altro pezzo. Che, visto che se ne intende, magari è il più adatto a spiegarci come si costruisce un tormentone.


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Mariella Caruso

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