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Teresa Mannino spiega le “Isole (in)comprese”


(In)comprese per tanti, parte dell’anima molti altri. Sono le isole di Teresa Mannino, (in)comprese solo da chi non ha avuto la fortuna di essere nato in una terra circondata dal mare. Isole, piccole e piccolissime – da Palmaria in Liguria alla laguna veneta dove ce ne sono sessantadue fino ad Alicudi, Filicudi e Marettimo – che la (ormai non solo) comica palermitana ha messo al centro di “Isole (in)comprese“, il suo nuovo programma in onda su Radio2 Rai tutti i sabati alle 16,30.

Un viaggio di tre settimane per incontrare chi è nato sulle isole e ha scelto di restarci, chi è lì perché è scappato dalla città e chi dopo esserci passato in vacanza non se ne è mai più andato. Ed è proprio dagli anni di vacanza a Marettimo che è nata l’idea del viaggio. «A Marettimo ho passato tanti anni e ho capito cosa sia la vita isolana – attacca Teresa -. Mi piaceva far vedere che esistono altri modelli di vita, che non siano basati su arroganza, potere, soldi, arrivismo e maleducazione. Così racconto Giovanni, assessore alla cultura, alla scuola e ai rapporti con il cittadino e spazzino dell’Isola di Capraia; Sebastian Bach, detenuto e leader della band del carcere alla Gorgona e ancora Carletto il cozzaro, Luisa la strega, Nicoletta, Riccardo, Giovanna…».

Lei quanto si sente “isolana” rispetto alle persone che ha incontrato?
«Noi siciliani siamo isolani, l’attaccamento alla nostra terra è molto forte tanto da farci essere molto ospitali senza dimenticare che chi arriva da fuori non è della casa. Ma la Sicilia in senso lato è troppo grande per essere isola fino in fondo».

Tra le isole ci sono Marettimo, Alicudi e Filicudi. Che personaggi racconterà?
«Non so ancora la data della messa in onda, probabilmente andranno in fondo al viaggio. Marettimo è l’isola dei bambini tanto “anarchici” nei comportamenti da definirsi “liberi”. A Filicudi c’è Gisbert, ex ufficiale tedesco di navi da crociera di lusso che si è scavato una grotta dove vive senza corrente elettrica e acqua corrente. Offre da bere agli ospiti l’acqua piovana e, nonostante l’aspetto, è un uomo di grande cultura e nonostante la sua scelta di isolamento sembra un passo avanti a tutti in tema di civiltà. Ad Alicudi ho intervistato l’asino del paese attraverso la voce di Mariangela, la sua padroncina di 12 anni, ho fatto la radiocronaca di una partita tra le due squadre del paese da dentro il campo con i commenti di Tonino, il più piccolo messo in porta nonostante le sue velleità da attaccante e parlato con la postina che consegna la posta con la carriola da muratore».

Questi racconti sembrano molto televisivi come ha fatto a renderli radiofonici?
«In realtà nel sito (www.isoleincomprese.rai.it) ci sono molte immagini e video ma la diversità è anche radiofonica: i suoni che abbiamo lasciato “sporchi” tra una puntata e l’altra sono molto diversi».

L’idea è partita da lei?
«Dopo il successo dello sceneggiato “Mi chiamano Bru” il direttore di Radio 2 mi ha chiamata chiedendomi se volevo continuare, ho proposto il progetto di Isole (in)comprese che è stato accettato nonostante il costo non indifferente. Siamo partiti in quattro e abbiamo visitato 17 isole in meno di un mese».

Quali sono state quelle che l’hanno presa di più?
«Capraia e Certosa. La prima per le persone: ci sono politici che potrebbero fare scuola ai nostri parlamentari, lì l’opposizione è tale soltanto durante le elezioni, poi tutti lavorano per l’isola. La seconda perché vi ho conosciuto Alberto Sonino, ex velista, che la sta recuperando».

Radio, tv con la conduzione di Zelig Off che riprenderà il 22 settembre, il cinepanettone di Boldi con “Natale mi sposo”. Un autunno impegnatissimo…
«Sì, anche se per adesso sono ancora assorta nell’esperienza di Isole (in)comprese, mi piacerebbe farne una trasmissione tv o un libro. Mi piace stare in mezzo alla gente e fare cose vere e far vedere le cose belle che ci sono».

(Pubblicato su La Sicilia lunedì 20 settembre)

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Mariella Caruso

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