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“Sono nata per correre”. A 49 anni Luisa Balsamo, runner del deserto, affronta la Transomania e racconta che…

 
 
Un aereo l’ha portata prima dal Falcone e Borsellino di Palermo fino a Milano Malpensa. Da lì, insieme ad altri compagni di corsa, Luisa Balsamo, 49enne palermitana, mamma di due figli ormai grandi – Marta e Lorenzo, rispettivamente di 18 e 16 anni – è partita per Muscat, capitale del Sultanato dell’Oman per partecipare alla Transomania, una gara di corsa in autosufficienza tra montagne, canyon e deserto: 283 chilometri da percorrere in 100 ore. «È la mia prima volta in una gara così lunga in un’unica tappa, avrò con me soltanto lo zaino con il materiale obbligatorio e le due razioni di cibo che ho preparato», spiega con un entusiasmo che contagia.
«Sono nata per correre. L’ho sempre saputo, anche se mi è stato chiarissimo quel giorno in cui la mia insegnante di educazione fisica fu costretta a fermarmi perché continuavo a correre, come ipnotizzata, intorno alla palestra. Frequentavo ancora la scuola media», mi confessa Luisa che, da allora, non ha mai smesso di correre, nonostante le difficoltà. «Per una donna, a Palermo, non è facilissimo mettere le scarpette e andare a correre – spiega -. Ancora oggi quando mi alleno da sola c’è sempre chi fischia, chi si accosta per fare commenti. Vent’anni fa, poi, entrare al Parco della Favorita da sola era impensabile. Così, nonostante mi piacesse correre in solitario, mi aggregai a un gruppo». 
 
Solo che, dopo aver affrontato un bel po’ di maratone e mezze maratone, da dieci anni Luisa ha scelto di correre nel deserto. Lo ha fatto in Marocco, partecipando a sette diverse edizioni della Marathon des sables; in Mauritania, in Giordania e in Cile, dove nel 2013 è arrivata seconda tra le donne all’Atacama Crossing chiudendo la gara in 35 ore e 24 minuti. «Mi sono anche preparata due volte per il deserto della Libia – racconta -, ma in entrambi i casi la gara non si è svolta per le tensioni politiche». E non è ancora stanca. 
Va bene correre, ma perché proprio il deserto?

Questa è una domanda ricorrente (ride). Correre in strada non mi bastava più, la libertà, il benessere e le emozioni che mi dà il deserto sono impagabili. Al di là dell’agonismo, è un modo per sfidare me stessa in mezzo alla natura. Sin dalla prima volta sono rimasta colpita dalla diversità dei paesaggi che vanno dalle dune ai grandi laghi salati secchi, dai colori meravigliosi e dalla semplicità della gente che ogni tanto mi ritrovo davanti all’improvviso senza sapere da dove spunti.

Il deserto, quindi, è meno pericoloso del Parco della Favorita di Palermo?

Il deserto non mi fa paura. Nell’atto semplicissimo della corsa mi sento quasi protetta dalla natura. Naturalmente se, poi, ripenso a posteriori a qualche episodio, mi do della pazza. Come quella volta nel 2007 in Mauritania quando dopo un’ora di gara ero già completamente sola.

Quanto è importante la vittoria in gare del genere?

Dire che non mi importa di vincere sarebbe una bugia. In ogni esperienza è il risultato finale che conta. E io non posso lamentarmi: sono sempre arrivata tra le prime dieci donne, ho vinto il Grand Raid Sahara nel 2007 in Mauritania, sono arrivata seconda in Cile l’anno scorso anche se l’emozione più grande è stata la vittoria di una tappa alla mia prima partecipazione alla Marathone des sables nel 2004.

 Correre nel deserto è un lavoro o un hobby?

Uno sport che m’impegna e per il quale faccio sacrifici. Sono socia di un negozio di articoli sportivi, mi alleno al mattino presto per non sottrarre tempo alla famiglia. Prima mi allenavo da sola, adesso mi dà una mano Andrea Gornati di Runnig4you.

Famiglia che si preoccupa di questa sua passione?

Adesso non più. I miei figli possono seguire le mie tracce tramite il gps in dotazione nelle gare perché, dopo le prime esperienze in cui passavo più tempo a rispondere alle chiamate, quando non è obbligatorio, lascio a casa il telefonino.

Nessuno dei suoi figli le ha mai chiesto di poterla accompagnare in queste avventura?

 

 

 

 

 

Non ci pensano affatto. Anche il mio ex marito, Riccardo Polizzi che è stato un ottimo centometrista, non ha mai condiviso l’idea di questi grandi sacrifici per affrontare una gara. Però ho promesso a un gruppo di donne che ho conosciuto su Facebook di accompagnarle nel deserto. Nel frattempo organizzo gare su strada a Palermo con l’Asd Palermo H13.30 della quale sono presidente. Nome strano? No, perché noi siamo quelli che si allenano alle 13,30. L’appuntamento è alla Favorita.

@mariellacaruso
@volevofare 

(Pubblicato, più o meno pedissequamente, sul quotidiano La Sicilia del 24 gennaio)

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Mariella Caruso

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