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Sanremo 2017 – Le pagelle della finale

(Foto ufficio stampa Rai Iwan)

(Foto ufficio stampa Rai Iwan)

Elodie – Tutta colpa mia (7)

Il giudizio migliora ad ogni ascolto. L’esecuzione con l’orchestra dona al pezzo. Unico neo è lo stile troppo simile a quello di Emma. Il pezzo potrebbe finire sul podio, o lì a ridosso. Se lo meriterebbe. Così a casa si eviterebbero i litigi con il fidanzato Lele che si è portato a casa la vittoria nelle Nuove proposte.

Michele Zarrillo – Mani nelle mani (4)

La canzone non è brutta, ma è decisamente retrò. Siamo nel 2017, ma chiudendo gli occhi sembra di essere precipitati negli anni ’80. Si prenderà la sua dose di successo tra i fan. Ma il Festival di Sanremo è contemporaneità.

Sergio Sylvestre – Con te (5)

Cantata da Giorgia, che ne ha scritto il testo, sarebbe perfetta. Nelle corde di Sergio Sylvestre, autore della musica, è un po’ forzata. Lui ce la mette tutta nella sua “prima” in italiano, ma fatica un po’ a farla sua.

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta (8)

Interpretazione intensa che salva una canzone che non raggiunge le vette di “Quello che le donne non dicono”. Fiorella Mannoia è una Signora che non si discute e le giovani hanno tanto da imparare da lei. Il podio è lì, ma la concorrenza del televoto e di altri due pezzi molto belli mettono in forse una vittoria che, qualche giorno fa, sembrava scontata.

Fabrizio Moro – Portami via (5)

Nonostante il pathos con cui la interpreta e il testo importante, Moro non riesce a convincermi. Quell’ipocondria che mette nel testo ricorda troppo Battiato e La cura. Ma c’è un abisso tra il Maestro e colui che sembra voler essere suo allievo.

Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso (3)

A ogni passaggio la noia aumenta. Diventerà pure un tormentone radiofonico, ma a me non m’acchiappa. Ecco, sarà l’età, ma fosse mio figlio gli consiglierei di cambiare mestiere e lasciar perdere la musica. Ma le mamme nessuno le ascolta.

Marco Masini – Spostato di un secondo (7)

La versione discografica della canzone di Masini rende molto di più della sua versione orchestrale. Il pezzo è bello, lui è bravo. Andrà bene e Masini, che è stato oggetto di boicottaggi legati a credenze medievali, se lo merita.

(Foto ufficio stampa Rai Iwan)

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Paola Turci – Fatti bella per te (8)

Fosse per me la metterei sul podio a pari merito con Ermal Meta. Quest’inno all’amore per se stesse è una boccata d’ossigeno tra la mediocrità sanremese. Paola torna all’Ariston e lo fa da gran donna e con un sound moderno.

Bianca Atzei – Ora esisti solo tu (N.C.)

Kekko Silvestre, per sua stessa ammissione, scrive sempre la stessa canzone per non deludere i fan. Dovrebbe almeno scrivere qualcosa di diverso per gli altri. Non lo fa. E questo penalizza ancora di più la Atzei che potrebbe anche avere una bella voce, ma fa il Kekko in gonnella. Per la cronaca la donzella non ha pubblicato manco un album e la sua presenza tra i big resta un mistero karmico.

Francesco Gabbani – Occidentali’s Karma (6)

All’ennesimo ascolto mi ha un po’ stufato. Quanto meno Gabbani ha il merito di aver portato l’allegria in un Festival troppo assuefatto alla crisi. Il suo giochino riuscito un anno fa, però, è ripetitivo. Finirà comunque sul podio.

Chiara – Nessun posto è casa mia (4)

All’inizio è interessante, dopo un paio di ascolti stanca. E non perché manchi il ritornello, ma perché concilia il sonno per piattezza.

Clementino – Ragazzi fuori (5)

Questo rap non è all’altezza di Clementino che si esprime meglio quando usa il napoletano. Peccato perché il messaggio è di quelli che vanno veicolati.

(Foto ufficio stampa Rai Iwan)

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Ermal Meta – Vietato morire (8)

Al contrario delle altre a ogni ascolto di Vietato morire la apprezzo sempre di più. E non solo perché si tratta di una storia autobiografica. Come il pezzo di Paola Turci (per me in vetta ci starebbe un ex aequo) è cantato con la grinta giusta, senza commiserazione. Ma da Meta non c’era da aspettarsi di meno.

Lodovica Comello – Il cielo non mi basta (4)

La voce non le manca, ma la canzone è troppo mielosa. Se vuole affrancarsi dal suo passato violettiana deve scegliere meglio senza arrivare agli eccessi di Miley Cyrus naturalmente. Oppure continuare a fare la conduttrice che le riesce bene.

Samuel – Vedrai (7)

Radiofonica e coinvolgente. Il frontman dei Subsonica, al Festival come solista, fa ballare con la sua musica che non si discosta molto da quella del suo gruppo. Il pezzo coinvolge di più a ogni ascolto.

Michele Bravi – Il diario degli errori (5)

È vero che lui continua a ripetere che anche a 20 anni si possono fare errori. Ma il pezzo è forzato, lui prova a interpretarlo con il pathos giusto, ma il suo viso pulito stona. Anche se ha confessato, con tanto di copertina di Vanity Fair, di aver avuto una storia con un ragazzo. Siamo nel 2017, non c’è nulla di strano nell’essere gay o bisessuale. Glielo dovrebbero spiegare.

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Mariella Caruso

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