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Questione di famiglia… in casa Bosetti

 

Questione di famiglia. Per Lucia e Caterina Bosetti, azzurre lombarde del volley e figlie d’arte (papà Giuseppe è stato tecnico della Nazionale e mamma Francesca Bardelli ha indossato la maglia azzurra) che qualche mese fa si contendevano lo scudetto l’una con la Foppapedretti Bergamo e l’altra con la Mc-Carnaghi Villa Cortese, adesso è tutto cambiato. Non solo nel club, che adesso condividono indossando entrambe la maglia di Villa Cortese, ma anche in Nazionale con la quale hanno conquistato la World Cup e la qualificazione azzurra a Londra 2012. Non per nulla, oggi, sono per tutte le ‘sorelle d’Italia’.
«L’esperienza in Giappone è stata fantastica – confessa la 17enne Caterina -, perché oltre ad esserci qualificate per Londra 2012 abbiamo anche vinto la World Cup. Per me era anche l’esordio con la Nazionale maggiore in una competizione così importante».
«Il nostro obiettivo era qualificarci per l’Olimpiade di Londra e ci siamo riuscite – le fa eco la 22enne Lucia -. Poi tutto quello che è venuto in più è stato magnifico. Sono contenta e soddisfatta di quello che la squadra ha fatto e di quello che ho fatto».
Come avete vissuto l’esperienza insieme in Nazionale?
Caterina: «Nel club ci vediamo solo per l’allenamento, in Nazionale è diverso perché si condivide molto. A conti fatti direi che è andata bene, anche se ci sono stati, ogni tanto, quei piccoli litigi tra sorelle. Noi siamo caratterialmente molto diverse e ogni tanto ci becchiamo. Io sono un po’ pazzerella, faccio sempre quello che voglio, anche se non è la cosa giusta. Lei è più riflessiva, più incline alle regole. E quando mi faceva notare queste cose io mi arrabbiavo un po’. E lei si arrabbiava se io le facevo notare che lasciava il dentifricio aperto. Del resto non viviamo insieme da quando io avevo dodici anni e stare insieme nella stessa camera per un mese non è stato semplice. Ma non sarebbe stato semplice nemmeno con un’altra compagna».
Lucia: «Ho vissuto con lei tutta la vita. E’ stata la prima volta che giocavamo insieme in Nazionale. Magari mi aspettavo di doverle stare più vicina, che per lei fosse più difficile integrarsi. Invece a parte il momento iniziale di imbarazzo e timidezza, per Caterina è stato tuto semplice. Lei è più estroversa, magari perché è ancora più piccola».
Come t’immagini queste Olimpiadi?
Caterina: «Non so se le farò. Io ci spero, anche se non mi illudo. Le Olimpiadi sono il sogno di ogni atleta. Ma io sono ancora giovane mentre per molte delle ragazze che, per qualche motivo, erano assenti in Giappone potrebbe essere l’ultima. Non penso se la lascino scappare».
Lucia:«Non ci ho ancora pensato. Teoricamente dovrei essere una candidata a far parte della rosa, ma in uno sport come il nostro non sai mai quello che può capitarti e quindi non volgio farmi illusioni. Poi, appena finita la World Cup, mi sono tuffata nel campionato e mi sono subita concentrata per altri due obiettivi fondamentali: campionato e Champions».
Iniziare a giocare a pallavolo in una famiglia come la tua è stato un obbligo o una scelta?
Caterina: «E’ stata una cosa naturale. Facevo nuoto ma ho sempre vissuto in palestra, sin da quando andavo all’asilo e raggiungevo i miei genitori in palestra».
Lucia: «Non ci ho mai veramente pensato. Sono cresciuta in palestra con i miei ed è stato un passaggio naturale cominciare a giocare. Sapevo anche che Caterina avrebbe giocato. Magari non avevo mai pensato che avremmo potuto giocare in Nazionale insieme… anche se è una cosa che speravo».
Quando ti sei resa conto che avresti potuto raggiungere un livello da Nazionale?
Caterina: «Veramente non me ne sono ancora accorta. Non lo realizzo ancora… sono ancora qua che aspetto».
 
LUCIA E CATERINA ALLO SPECCHIO
 
·       Due aggettivi per descrivere Lucia:«Riflessiva e timida».
·       Due aggettivi per descrivere Caterina:«Estroversa e pazza».
·       Cosa invidi a Lucia? «Quando ero più piccola la invidiavo perché viveva da sola a Sassuolo e perché aveva l’armadio pieno di vestiti. Adesso non più».
·       Cosa invidi a Caterina? «Dal punto di vista personale nulla, dal punto di vista pallavolistico la diagonale».
·       Il tuo sogno pallavolistico? 
      Caterina: «Vincere l’Olimpiade». Lucia: «Andare all’Olimpiade».
·       Quello personale?
      Caterina: «E’ lo stesso, perché la pallavolo è la mia vita». Lucia:«Farmi una famiglia»

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Mariella Caruso

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