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Max Pezzali: «I miei primi 20 anni di musica»

 

 

 

 

 

 
 
Vent’anni fa cantava l’edonismo, la giovinezza, la voracità di un giovane che aggrediva la vita. Oggi, nel ventennale della propria carriera, Max Pezzali continua a cantare il suo quotidiano che, per forza di cose e dell’età che avanza, è un altro mondo. Ma non dimentica il suo passato. 
 
Max 20, l’album del ventennale, dell’ex 883, che uscirà il 4 giugno, infatti, contiene cinque inediti e quattordici dei pezzi storici di Pezzali cantanti in duetto con altrettanti artisti «che sono stati fondamentali nella mia vita musicale, o perché hanno fatto parte della mia formazione come Bennato (con cui canta La dura legge del gol), Venditti (Quello che capita) o Baglioni (Come mai) che erano in testa alle hit parade mentre crescevo, o perché con loro ho condiviso parte del mio percorso. C’è Jovanotti (Tieni il tempo 2013) che per me è l’elemento chiave; Giuliano Sangiorgi (Ti sento vivere); Elio (Nord Sud Ovest Est) che negli anni ’80 ha cominciato a usare nelle sue canzoni un linguaggio fintamente demenziale; Eros Ramazzotti (Lo strano percorso) il pop assoluto e totale, Cesare Cremonini (Gli anni) il moderno cantautore, Raf (Sei fantastica) cui ho sempre invidiato il modo di costruire i pezzi», spiega Pezzali. Gli altri duetti sono con Fiorello (Sei un mito), Davide Van De Sfroos (Come deve andare), Nek (Nessun rimpianto), Francesco Renga (Eccoti) e Gianluca Grignani (Rotta x casa di Dio). 
 
 
 
 
«Un disco di soli inediti non sarebbe rientrato nella logica di un ventennale, un anniversario importante che va festeggiato perché chissà se poi arriverò ai 25. Non mi andava neppure la logica di un best of fine a se stesso. Così è nato Max 20 che mette insieme cinque inediti e il racconto di vent’anni di vita», ammette il cantautore originario di Pavia che non ha “cicli” da chiudere. «Sono un conservatore sudista – dice –. Non ho fasi da chiudere, ho una continuità nel modo di lavorare. I cinque inediti servono a far capire che non c’è molta differenza tra il mio passato e il mio futuro, se non nei temi da affrontare». 
 
«La cosa fondamentale, per me, è sempre stata cantare lo spirito del tempo che vivo – sottolinea Pezzali con molta lucidità -. Prima cantavo il piccolo mondo di chi come era troppo giovane per aver conosciuto gli anni ’70, oggi quello di chi è troppo vecchio per essere nato nel villeggio globale». «La mia è una generazione a cavallo che, negli anni ’90, ha vissuto gli ultimi scampoli di una realtà che finiva – argomenta -. C’è stato il crollo del muro di Berlino, Tangentopoli, la nascita dell’Europa. Erano anni di grandi cambiamenti nei quali, nonostante le stragi di mafia, la guerra in Jugoslavia, c’era grande speranza che tutto potesse cambiare per il meglio. Il cambiamento, invece, è stato traumatico e nelle mie canzoni di oggi c’è l’incongruenza del passaggio dall’Italietta dei ruoli ingessati e dei politici ai quali non interessava farsi comprendere perché, tanto, il suo bacino di voti era assicurato, all’estremizzazione odierna del concetto di comunicazione, alla marketizzazione di tutto. Un’epoca nella quale non è più importante il prodotto, ma il suo confezionamento». 
 
Confezionamento fondamentale anche per Max 20. «Certo», sorride lanciandosi in un’altra analisi, stavolta dell’industria discografica «che, di fatto, non è più un’industria, ma un settore merceologico in cui l’utente non compra più a scatola chiusa e può anche avere, legalmente con Spotify, o illegalmente, il prodotto gratis. Quindi l’ago della bilancia sono i contenitori di promozione come Google, Facebook e gli altri social network». 
 
 
 
Tra i cinque inediti ce ne sono due, Welcome mr President e Il presidente di tutto il mondo, scritti con l’ex compagno d’avventura Mauro Repetto, oggi commediografo in Francia. «Mi interessava – afferma – creare un canale di comunicazione con lui. È difficile riproporre gli 883, oggi abbiamo due vite e due professioni diverse. Le due canzoni sono nate in occasione di un nostro incontro a Roma nel quale lui mi ha parlato di un suo lavoro teatrale nel quale ipotizza la “costruzione” a tavolino di un leader ideale per il mondo intero prendendo a prestito le caratteristiche dei grandi condottieri e statisti della storia». 
 
In Max 20 è inserita L’universo tranne noi, il singolo che ha anticipato l’album, «un pezzo malinconico che prima avevo escluso. Poi ho pensato che a tutti piace sentirsi protagonisti di un amore più grande della vita – spiega – e mi sono sentito meno stupido per averlo scritto». Per nulla stupido, infine, sulla questione tour. «Starò fermo in estate. Probabilmente partiremo a ottobre  – conclude -. Con questa crisi meglio muoversi con circospezione».

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Mariella Caruso

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