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Maurizio confessa: «A Masterchef volevo mettere la bandana, ma…»

 

 

 

 

 
 
«Adesso non mi resta che andare a rubare autoradio». Scherza Maurizio Rosazza Prin, il grande sconfitto della seconda edizione di Masterchef, il pubblicitario-pittore superato al fotofinish dall’Avvocato, al secolo Tiziana Stefanelli (leggi l’intervista a Tiziana) che si è portata via i 100.000 euro del premio, ma non i suoi sogni e la sua voglia di divertirsi in cucina. «Lo spirito creativo nasce dal sapersi lasciare andare, anche tra i fornelli – continua -. Un po’ come tutti dentro la cucina di Masterchef, sono molto più simpatico di quanto mi abbiano fatto apparire preferendo, nel montaggio delle puntate, i commenti taglienti a quelli divertenti».
Proprio tutti?
«Salvo qualche eccezione (ride). Ma anche il povero Avvocato ha due anime: una molto divertente e una molto tosta che, a volte, la fa essere un po’ sopra le righe».
Dopo sette mesi sei riuscito a elaborare la sconfitta?
«Assolutamente no. Quando mi sono rivisto in finale ho sofferto il doppio, soprattutto leggendo i commenti sui social e incassando i complimenti di chi ho incontrato in questi giorni».
Ti senti il vincitore morale?
«Sarei presuntuoso. Sono soltanto uno che ha dato tanto. Ho cercato di portare coraggio e innovazione che, però, non servono a niente senza strategia e razionalità che io ho completamente perso in finale».
Quando è nata la tua passione per la cucina?
«Mia mamma aveva poco tempo per mettersi ai fornelli e sono cresciuto a toast, prosciutto cotto e pastina. Volevo imparare a prepararmi da mangiare, così ho cominciato a guardare in tivù tutti i programmi di cucina. Oggi per me cucinare è un’esperienza artistica, amo la sperimentazione estrema».
Ma se ti chiedessero una semplice pasta al ragù?
«Saprei esattamente come prepararla».
Adesso cosa ti piacerebbe fare?
«Scrivere un libro, lavorare con Andrea (leggi l’intervista ad Andrea), magari cominciando con la conduzione di Masterchef Junior, visto il nostro successo tra i bambini, fino ad arrivare ad aprire un ristorante. Insieme ci completiamo: siamo un cervello con quattro braccia».
Non me ne volere, ma hai mai pensato di indossare la bandana per asciugare il sudore?
«Sveliamo questo mistero: io volevo metterla, ma il regista si è opposto perché non voleva che cambiassi la mia immagine. In quella cucina tra luci di scena e fornelli la temperatura era altissima, mica è colpa mia se ai miei compagni di avventura non batteva quasi il cuore».
 
 
 
Twitter @mariellacaruso
Facebook: Volevo fare il giornalista
 
(Mia intervista pubblicata su Vero nr. 9)
 
 

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Mariella Caruso

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