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Marcello Perracchio come il “suo” Pasquano: «Io i “cabasisi” li rompo a tutti»



La spiaggia di Punta Secca in territorio di Santa Croce Camerina, quella dove si tuffa al mattino Salvo Montalbano, per Marcello Perracchio è un pezzo di casa. Meglio conosciuto come Pasquano, il medico legale che insolentemente intima al commissario di non «rompere i “cabasisi”», Perracchio conosce bene tutti gli scorci di Scicli, Donnafugata, Pozzallo e Ragusa Ibla immortalati dalle telecamere dirette da Alberto Sironi, sin dagli albori il regista del Commissario Montalbano, la serie acchiappa audience della tv italiana che, anche in questa estate di “vuoto” televisivo che sta per volgere al termine, ha stracciato ogni tipo di concorrenza.

«Non so il perché di tanto successo – ammette l’attore modicano, che si è fatto le ossa recitando al Teatro Stabile di Catania con Turi Ferro -. Ma di sicuro la costruzione di Montalbano ha un fascino particolare. Camilleri sa intercettare bene le storie e i personaggi che piacciono alla gente dosando magistralmente dramma e divertimento. Nei racconti, scevri da volgarità e cattiveria, c’è il senso di moralità del Commissario insieme con quel filo d’ironia che alleggerisce. Poi si vede che noi attori ci divertiamo in scena, siamo una grande famiglia».

Una “grande famiglia”, quella del Commissario Montalbano, messa insieme nel lontano 1998. «Mi presentai ai provini che Sironi stava facendo a Ragusa soltanto l’ultimo giorno – ricorda Perracchio -. Fu amore a prima vista: “La voglio con me, purtroppo tutte i ruoli importanti sono già assegnati. Ma c’è una piccola parte perfetta per lei. Così diventai Pasquano». Ovvero lo scontroso medico legale senza nome di battesimo. 

«Sono molti i punti di contatto tra me e Pasquano. Anche io sono antipatico, scorbutico e brontolone con tutti, ma al punto giusto. I miei quattro nipoti, però, riescono a farmi “sciogliere”, con loro sono sempre felice – ammette “nonno” Perracchio -. L’ultimo nato, che adesso ha 18 mesi, si chiama Marcello come me e, devo dire, che mi pare pure antipatico come me: non vuole mai darmi baci quando glieli chiedo».

Nonostante l’antipatia e l’indolenza del personaggio, il Pasquano di Perracchio, nelle poche scene in cui appare, ha conquistato i telespettatori. E non solo quelli italiani. «Quando due anni fa abbiamo girato gli ultimi due episodi arrivò a Ragusa una troupe della MHzNetworks, la televisione che trasmette il Commissario Montalbano negli Stati Uniti. A essere intervistati siamo stati Luca Zingaretti e io. Certo è che dopo il Commissario Montalbano sono diventato riconoscibilissimo anche in Italia: valgono più pochi minuti di passaggio televisivo che oltre cinquant’anni di teatro e di tournée. Questo vale per me e per quei luoghi del Ragusano che in televisione sono apparsi nella loro autentica bellezza ottenendo uno straordinario riscontro turistico. Tutto merito del regista che li ha valorizzati e di Pasquale Spatola che è stato il suo riferimento per le location», sottolinea senza, però, alcuna polemica l’attore modicano, con un breve trascorso da geometra in gioventù e una vita a respirare la polvere del palcoscenico.

«Ho cominciato da ragazzo a esibirmi all’Oratorio Salesiano di Modica, poi ho continuato all’Università mettendo su una compagnia amatoriale – racconta -. Tutta colpa della mia timidezza che riuscivo a nascondere soltanto diventando qualcun altro. Ci riuscivo benissimo perché, sin da piccolo, sono stato un “topo di cinema”. Vedevo tutti i film che potevo, poi imparavo le parti e recitavo senza pubblico».

Il pubblico, però, lo ha poi trovato in teatro (per citare i suoi spettacoli occorrerebbe molto spazio, bastano I Viceré e i camilleriani Il birraio di Prestone La concessione del telefono), al cinema (Gente di rispetto, Il giudice ragazzino e, recentemente,Nati stanchi con Ficarra e Picone) e in tv. E scusate se è poco, anche se per tanti rimane Pasquano, quello che rompe i “cabasisi” a Montalbano.


Twitter: @mariellacaruso @volevofare

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Mariella Caruso

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