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Luciano Ligabue: «La mia indignazione in Mondovisione»

Accartocciato. Strapazzato. Ma, pur sempre, sullo sfondo di un cielo notturno trapunto di stelle. Così Luciano Ligabue (nella foto di Chico De Luigi) vede e rappresenta il globo sulla copertina del suo nuovo disco. La Mondovisione (è questo il titolo del decimo album di inediti del rocker di Correggio in uscita martedì su etichetta Zoo Aperto e distribuzione Warner) del Liga è un colpo docchio irritato sulla disillusione prodotta dalle storture della politica e delleconomia, senza però mai perdere di vista la speranza. «Nonostante nei miei testi abbia sempre cercato di essere vago e di tenermi lontano dalla cronaca che, inevitabilmente, invecchia le canzoni, stavolta non ce lho fatta ha confessato il cantautore presentando il nuovo lavoro -. Anchio sono arrivato al punto in cui siamo arrivati tutti».

Ecco così dodici testi, a partire da Il sale della terra, il singolo che ha anticipato lalbum, fino a Il muro del suono che trasudano «indignazione». Sono lontani i tempi dell’«incredulità ironica che aveva dettato A che ora è la fine del mondo» sostituita «dalla drammaticità del Sale della Terra, canzone sullesercizio del potere», ha continuato citando la più ripetuta delle frasi attribuite ad Andreotti, Il potere logora chi non ce lha. «Per me ha spiegato – il potere logora e basta, perché chi ce lha ha paura di perderlo e quindi agisce per mantenerlo».

Non sembra questo, invece, lobiettivo di Luciano Ligabue, rocker senza velleità di autodistruzione e un po spaventato, al contrario, dal potere delle canzoni. «Più che logorato, direi che sono affaticato. Più di qualche volta ho pensato che alla mia musica si dessero troppe responsabilità, è un segnale preoccupante del vuoto che ci circonda. Trovo eccessivo e aberrante cercare nelle canzoni quello che politica e religione non riescono a dare», ha riflettuto a voce alta. «Da 23 anni ha spiegato – fatico non poco a far capire che sono ostinato a rimanere chi sono, non mi piace chi continua a cantare che si nasce per morire: sarebbe un nichilismo troppo facile soprattutto se a dirlo è chi vive una vita confortevole».

Le parole damore contenute in Tu sei lei, La neve se ne fregainizialmente composta per il film danimazione che alcuni ragazzi volevano trarre dallomonimo libro del cantante, quelle dedicate alla famiglia di Per sempreo quelle ironicamente divertite di Siamo come siamo, non gli hanno impedito, però, di non fare sconti nel testo de Il muro del suono «che dà voce a uno sfinimento comune». «Naturalmente quando lho scritta il caso Cancellieri non potevo prevederlo ha detto -. Ma che chi dovesse pagare per la crisi mondiale non ha pagato è sotto gli occhi di tutti. Che il sistema giudiziario italiano abbia dei problemi, pure. Che alcuni avvocati spuntino vittorie imprevedibili che li fanno sentire come Dio, anche».

Ciò non significa che questo muro del suono sia invalicabile: «Bisogna avere la consapevolezza che deve essere rotto. Stiamo seppellendo la vita vera sotto quintali di pensieri inutili e di chiacchiericcio nel quale occorre fare breccia. Forse sarà letà, ma ritengo che la velocità alla quale stiamo andando sia incompatibile con i nostri bisogni».

Bisogni che Luciano Ligabuedeclina anche in politica. Sollecitato a commentare le parole di Piero Pelù che vorrebbero Jovanotti, lex compagno di trio in Il mio nome è mai più, incline a salire sul carro dei vincitori per il suo appoggio a Matteo Renzi, il Liga non si schiera. «Voglio troppo bene a Piero, che ama provocare, e Lorenzo, che merita il successo che ha per la crescita della sua scrittura, per mettermi in mezzo», ha frenato mettendo però in piazza la sua posizione nei confronti del Pd. «Faccio parte del nutrito club dei delusi e non voterò alle primarie», fa sapere. Del Movimento 5 Stelle ha ravvisato «la necessità» in quanto «ha costretto la politica a pensare di dover cambiare, cosa che era già chiara agli elettori», ma «ciò non significa il M5S abbia le risposte a quello che serve a questo Paese e, onestamente, non so chi possa averle. Di sicuro siamo davanti a una disaffezione che vorrebbe un cambiamento».

Nel frattempo il cambiamento Luciano Ligabue lo cerca nelle piccole cose. Per esempio negli occhi della coppia protagonista de La terra trema, amore mio che si guardano per ancorarsi alla vita e «perché c’è sempre qualcosa di afferrare, anche se da un terremoto, anche metaforico, non si torna mai indietro». Nella divertita Siamo come siamo che mescola versi di Dante e Carducci ed è «una risposta leggera alla più grande domanda della vita per la quale non ho un pensiero definitivo, anche se in questo momento propendo più al progetto divino che alla casualità». Nella pirandelliana Sono sempre i sogni a dare forma al mondo: «La nostra realtà è fatta sempre di proiezioni, ma quello che siamo diventati lo dobbiamo solo a chi è stato capace di inseguire quei sogni». O, ancora, nella liberatoria Con la scusa del rocknroll, che chiude il trittico cominciato con Sogni di rocknroll, «la canzone con cui cominciai a essere me stesso», e proseguito con In pieno rocknroll. «Io mi sento ancora molto rock, se esserlo significa non aver pudore dei propri sentimenti e continuare a essere libero, rispondendo solo ai propri freni. Io, per esempio – ha sottolineato -, pur essendo irrequieto ho sempre cercato di mantenere a freno la rabbia».

Sarà per questo che pur avendo aperto la conferenza stampa con un «pensiero e un abbraccio alla Sardegna», poi si sottrae alla polemica sulle cause della tragedia cha ha provocato 16 morti: «Quello che penso io sullaccaduto è inutile». Non è inutile, invece, la genesi musicale di Mondovisione che inizialmente doveva vedere la luce in Sardegna, precisamente a Capo Spartivento al quale è dedicato uno dei due pezzi strumentali. Laltro, invece, ha un chiaro richiamo «morriconiano» intitolandosi Il suono, il brutto e il cattivo. «Volevo fare un disco diretto, dal suono curato schivando le insidie delle produzioni attuali in cui si tende a strafare per eccesso di possibilità tecnologiche ha spiegato -. Non è un caso che sia stato il disco con la lavorazione più lunga di tutta la mia carriera».

Fra poco, invece, arriverà il momento del tour che partirà il 30 maggio dallo stadio Olimpico di Roma e l11 e il 12 giugno farà tappa allo stadio Massimino di Catania. Un tour al quale, però, Ligabue non ha ancora pensato. «È ancora troppo in là», fa notare chiudendo anche a nuove incursioni nel cinema. «Quando fai un film per un anno sacrifichi la tua vita. E siccome comincio ad averne qualche anno in più, per dedicarmi a fare un altro film  – ha concluso – dovrei esserne folgorato, unipotesi che mi pare abbastanza ardua».

 

 

 

 

 

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(Pubblicato su La Sicilia sabato 23 novembre)

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Mariella Caruso

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