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L’istrionico Raphael Gualazzi

 

 

 

 

 
 
 
Affascinatamente schizofrenico. Difficile trovare un’altra definizione per Happy Mistake, il nuovo album di Raphael Gualazzi che, come la buona parte dei dischi dei partecipanti al Festival di Sanremo, uscirà il 14 febbraio. Il vincitore dei Giovani di due anni fa, che torna sul palco dell’Ariston che l’ha visto conquistare anche il premio della critica, in Happy Mistake mescola generi musicali passando dal soul al rock, dal gospel al country, dal blues al jazz con una puntata pure nella musica classica, con la rivisitazione dell’aria del Rigoletto Questa o quella per me pari sono (che diventa Questa o quella pari non sono) in omaggio al bicentenario della nascita di Verdi, e alla musica di Nino Rota con Improvvisazioni su temi di Amarcord
 
 
Il risultato è quello di spiazzare piacevolmente l’ascoltatore, accompagnato in un giro schizofrenico nell’ottovolante delle sonorità acustiche del pianoforte di Gualazzi e dei suoi musicisti. «I musicisti che mi hanno accompagnato nella registrazione e la scelta del suono acustico – ammette Gualazzi che ha presentato l’album a Milano nella sede della Sugar di Caterina Caselli che lo lanciò a Sanremo nel 2011 – sono l’unico anello di congiunzione dell’album che ho arrangiato e prodotto con la concessione al basso elettrico solo in quattro brani». 
 
 
Difficile, di primo acchito, capire quale potrebbe essere l’ascoltatore tipo di Happy Mistake. «Di sicuro qualcuno che ama la musica suonata, nel senso di non sofisticata dall’elettronica», osserva Gualazzi, di sicuro più a suo agio con i tasti del suo pianoforte che con le parole. «Il piano non lo lascio mai, senza potrei avere un mancamento. Me ne porto uno elettrico anche quando viaggio», confessa il musicista di Urbino, ormai cittadino londinese. «Mi sono trasferito per motivi pratici. Lavoro tra Milano e Parigi e Londra è una città pratica per i trasferimenti, però porto Urbino sempre nel cuore», aggiunge Gualazzi che, sottolinea, di non considerarsi «un jazzista, ma un jazzofilo», nonostante sia quella l’impronta caratterizzante di buona parte dei suoi brani. Compresi, in qualche modo, anche i due che il cantautore porterà sul palco dell’Ariston: Sai (Ci basta un sogno), una ballata pop arrangiata da Vince Mendoza e registrata, per Happy Mistake, ad Amsterdam con la Metropole Orkest, e Senza ritegno, brano completamente diverso «molto più movimentato, con accenni di rock’n’roll in salsa jazz». 
 
 
 
 
 
Riporta invece ad atmosfere anni ’30 il duetto con la cantautrice francese Camille, L’amie d’un italien (Rainbows), «il brano più internazionale dell’album», lo definisce Gualazzi. E di sicuro quello, insieme a Welcome to my hell con The Puppini Sister, che avrà il compito di trainare Happy Mistake all’estero. Non è un caso che il tour di presentazione del disco partirà a marzo da Parigi prima di approdare il 6 aprile a Senigallia per continuare con le date italiane. Per definire, però, le altre date estere del tour il cantautore attende di sapere quale accoglienza avranno i suoi brani al Festival di Sanremo. 
 
 
«Purtroppo non si sa mai cosa aspettarsi da Sanremo. L’Ariston è sempre l’Ariston, trasforma tutti in novellini. Io vado per condividere la mia musica con gli altri, spero di riuscire a suonare bene per onorare il Festival che è sempre molto stimolante. Quest’anno poi è positivo poter presentare due canzoni», dice Gualazzi dicendosi non contrario ai talent e ai cantanti che arrivano da quell’esperienza («Si tratta di un percorso come un altro. Io ho cantato nei matrimoni e nelle gelaterie») e rivelando che nella serata “SanremoStory” porterà Luce (Tramonti a Nord Est) con la quale Elisa trionfò nel 2001. 
 
 
Per tutte queste ragioni è facile che Happy Mistake(la traduzione è “Sbaglio felice”, ndr) possa essere solo un episodio felice. «Il titolo nasce dal fatto che anche da un errore può nascere qualcosa di bello. A me è capitato anche durante la registrazione con un arrangiamento nato da un microfono aperto che ha creato un fraseggio armonico con la tromba di Fabrizio Bosso – racconta -. Ma la vita stessa è un “happy mistake” con tutta la sua umana imperfezione». 
 
 
Non c’è imperfezione, invece, nella cover del disco che raffigura Gualazzi che pigia quel che resta dei tasti di un pianoforte bruciato dentro una sorta di capanna realizzata con altri pianoforti arsi. «La copertina realizzata da Laurent Seroussi è del tutto coerente con la mia vita interiore ed esteriore – sospira Raphael -. Peccato che per realizzare questa casa immaginaria, ideale per uno come me che non ha dimora fissa se non quella musica, sono stati bruciati tre pianoforti».


(Pubblicato su La Sicilia del 01 febbraio 2013)

Twitter @mariellacaruso

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Mariella Caruso

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