musica

Libera dall’autocensura Giorgia trova il suo Oronero

Giorgia (Foto Eolo Perfido/Ufficio Stampa)

Giorgia (Foto Eolo Perfido/Ufficio Stampa)

A vederla così minuta non si direbbe che Giorgia possa essere capace di sprigionare, così come ha fatto sin dal suo debutto sanremese con E poi, quella voce che la colloca tra le migliori interpreti della canzone italiana. Un’attitudine che per Giorgia non è sempre stata una buona compagna di viaggio. «Ho sempre avuto – ammette – la difficoltà a far convivere la mia anima di cantautrice impegnata con l’essere la cantante di Come saprei». Adesso quelle due anime sembrano essersi riappacificate incastrandosi perfettamente come due tessere di un puzzle in Oronero, il decimo album di Giorgia. «Già nel 2003 avevo il desiderio di fare qualcosa di più, ma la gente voleva solo sentirmi cantare. O almeno così pensavo autocensurandomi. Sono sempre stata molto condizionata dal giudizio degli altri e ho dovuto lavorare molto, stavolta sono riuscita a mettere il significato del resto al servizio delle note».

Nelle quindici canzoni del disco, di cui dieci firmate dalla stessa cantante romana («C’è stato un momento in cui quando leggevo cantante romana andavo su tutte le furie»), che arriva a tre anni dal precedente Senza paura, Giorgia si è lasciata andare. «Mi sono messa in studio con la volontà di prendermi tutto il tempo che mi fosse servito», ammette Giorgia. «Ho fatto un lavoro molto coscienzioso con il mio produttore Michele Canova, non ho voluto intermediari. Le canzoni sono arrivate pian piano, alcune sono andata a cercarle (tra le firme ci sono quelle del compagno della cantante Emanuel Lo, di Pacifico e Tony Maiello, nda). Stavolta non ho messo filtri, ho raccontato quello che succedeva: i fatti del Bataclan, la mia quotidianità di donna e mamma che porta il figlio a scuola. Non ho avuto pudore a farlo. Ho voluto essere diretta, trasparente e sincera».

Perché Oronero? «Per mettere a fuoco qualcosa una realtà che viviamo tutti i giorni. Quella per la quale una risorsa, come l’oronero che può essere il petrolio, diventa fonte di problemi. Così le relazioni umane: il male diventa eroe, la violenza diventa normalità, giudizio, veleno, quindi oronero». La rabbia, però, non ha annientato Giorgia. «La mia porta rimane socchiusa perché io credo nell’essere umano, credo nella capacità di adattarci e di trasformarci perché tutto si può cambiare partendo da noi stessi. Abbiamo sempre – osserva – la capacità di credere in qualcosa, di provare fede al di là di una religione». Giorgia ha fede in un mondo migliore. «Che mondo vorrei lasciare a mio figlio? Quello in cui possa raccogliere una mela dall’albero e morderla, fare un bagno in un mare pulito – conclude -. Ma serve uno sforzo da parte di tutti». Il suo è la cartella stampa in carta riciclata. «Avevo chiesto anche di non blisterare il disco con la plastica, ma non è stato possibile».

About the author

Mariella Caruso

Leave a Comment