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Le ‘stelle’ di Pino il sognatore

Pino Cuttaia è un licatese doc. Ha 42 anni e di mestiere fa lo chef. Uno chef con le ‘stelle’, due di quelle Michelin giusto per capire la caratura del personaggio. Dal momento che non sono un critico gastronomico, non voglio parlare di quanto Pino Cuttaia sia creativo e dell’esperienza sensoriale che si prova assaggiando i suoi piatti, una sacrosanta verità che lascio ai blog più professionali. Ma della sua sicilianità, dell’amore per la sua terra e per i suoi prodotti, dell’amore per il suo lavoro e del suo darsi ai clienti. Ma anche dei suoi dubbi e delle sue riflessioni su questa Sicilia avara con chi vuole rendergli merito.
Pino Cuttaia cucinava in Piemonte prima di decidere di tornare a farlo nella sua terra. Anzi nella sua Licata, esattamente in via Re Capriata 22, dove nel 2000 ha aperto insieme alla moglie, ‘La madia’ (www.ristorantelamadia.it). A segnalare il ristorante c’è una piccola insegna a bandiera sopra una porta a vetri satinata che impedisce di vedere il corridoio che introduce nell’unica sala. Cinque o sei tavoli in un’atmosfera elegante che nulla spartisce con il panorama esterno. I licatesi non frequentano il ristorante ma non ce n’è uno che non lo conosca. Del resto è l’orgoglio del piccolo centro dell’agrigentino lontano dalle rotte turistiche.
Ma di amore e dubbi volevo parlare. L’amore di Pino Cuttaia per quello che cucina, il suo voler sposare creatività e semplicità degli ingredienti tutti locali. Il suo raccontare di quella voglia di tornare nella sua terra dopo una vita vissuta da emigrato, della consapevolezza che solo in un luogo che considera ‘suo’ avrebbe potuto essere quello che è diventato e non rimanere soltanto un bravo esecutore. I dubbi sono quelli dell’uomo che si chiede il perché, invece di ricevere incentivi e apprezzamenti per la valorizzazione della terra e dei suoi prodotti, viene quasi guardato in tralice. E anche con una certa dose d’invidia e sufficienza. Perché la Sicilia è una terra ricca di odori, colori, sapori, sole, mare e buone cose. Ma anche una terra che non vuole crescere e non perdona chi sceglie di farlo.

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Mariella Caruso

1 commento

  • be’ non è mai facile fare breccia con l’alta cucina… in quel contesto sicuramente ancora meno. Ma sono convinto che alla fine chi ha la qualità dalla sua parte viene fuori, anche se ha un target non proprio “popolare”

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