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Le Coppe europee (che arrivano) del piccolo mondo autoreferenziale del volley

“To be continued”. E’ la scritta sulla maglietta che un dirigente della Sisley Treviso ha sfoderata dopo la vittoria del 33esimo trofeo della storia sportiva della società. La Coppa Cev conquistata in Polonia battendo al golden set (il set di spareggio inventato dalla Cev se il bilancio tra andata e ritorno è 1-1 indipendentemente dai set vinti) lo Zaksa Kedzierzyn è la quinta per gli orogranata. Ma, paradossalmente, potrebbe essere anche l’ultima o la penultima per la Sisley che conosciamo.

Qualche settimana fa, infatti, la famiglia Benetton ha annunciato che a partire dalla stagione 2012/13 chiuderà con pallavolo (e basket) mantenendo soltanto i settori giovanili per puntare sul rugby. E, nonostante le speranze e l’orgoglio degli orogranata capaci dell’impresa di ribaltare la sconfitta dell’andata e andare a strappare la Coppa in un Paese che l’aspettava da trentatre anni, come dargli torto?

Finita l’era dei mecenati, nell’epoca delle sponsorizzazioni, del marketing e della pubblicità, che senso ha per un’azienda puntare su uno sport che non conquista spazi? Basta dare un’occhiata ai giornali dell’indomani della vittoria della Sisley in Coppa Cev tenendo ben presente che nello stesso giorno c’è stata la storica vittoria nel Sei Nazioni sulla Francia dell’Italrugby. Storica perché il rugby italiano, contro il quale non ho alcunché visto che sono cresciuta in una città con la cultura del rugby, non è uno sport che solitamente vince. Ma è uno sport che “tira”.

La prima pagina della Gazzetta era divisa tra rugby e calcio. Poi tre boxini sotto il titolino unico “Un sabato da ricordare”: nell’ordine parlavano di Scarponi-Cunego in festa alla Tirreno-Adriatico, del bronzo del trampolino da tre metri di Tania Cagnotto e del terzo posto di Hoper ai Mondiali di biathlon. Per avere notizia della conquista della Coppa Cev bisogna arrivare a pagina 35, taglio basso (per i non addetti è la parte bassa della pagina). Pezzetti su Corriere dello Sport e Tuttosport; una breve sul Corriere della Sera… nemmeno una su Repubblica.

E lo stesso sarà domani (sarebbe bello essere smentita) anche se la Lube Macerata ha conquistato a Izmir quella Coppa Challenge che ne completa la bacheca europea, anche se l’allenatore di Macerata è Mauro Berruto che il prossimo 28 marzo sarà presentato ufficialmente come tecnico azzurro e comunicherà il listone dei 25 per cominciare ad impostare il lavoro che porterà a Londra attraverso la World League e gli Europei austriaci.

Ma la pallavolo è un piccolo mondo autoreferenziale. Perché gli sponsor dovrebbero interessarsene se non lo fanno i mezzi di comunicazione?

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Mariella Caruso

5 Comments

  • Guarda, io vivo in una città in cui il volley fa 4000 spettatori a settimana, mentre il calcio lo seguono sì e no in 500 ed è tenuto in vita artificiosamente da anni tra debiti e fallimenti. Ciò nonostante, ogni volta che mi pubblicano un pezzo di pallavolo sembra che mi facciano un favore personale…

  • beh noi abbiamo la testata su macerata oggi, quanto al rugby, come ho detto ai miei colleghi, tanto di cappello al marketing della loro federazione che evidentemente funziona a differenza della pallavolo.
    valeria

  • Ho visto Valeria. La mia non era una critica ma una considerazione. Sono perfettamente d’accordo sul fatto che comunicazione/marketing del rugby funzionano benissimo. E anche il basket sta cambiando da quando c’è Meneghin, la partecipazione alla Bit ne è un esempio e le idee, almeno a parole, sono ottime

  • va anche detto che nel rugby di fatto ci sono 5 partite all’anno da seguire, può essere più difficile da certi punti di vista ma anche molto più facile da altri

  • Diciamo che la pallavolo sta chiusa nei suoi palazzetti e dopo essere cresciuta tanto ha fermato la sua corsa….i ragazzini che la praticano, poi non la seguono come accade in altri sport.. Un mondo composto da tante brave persone ma che forse ha perso l’attimo qualche annetto or sono.. Pietro

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