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La morte non è spettacolo


Impossibile non rivolgere il pensiero alle Olimpiadi di Vancouver che si sono aperte ufficialmente qualche ora fa. E non per la cerimonia che Sky Sport sta proponendo a rullo, ma per la tragedia della morte del georgiano dello slittino, Nodar Kumaritashvili. Tragedia che – per ovvie e condivisibili ragioni – non ha sconvolto l’architettura della cerimonia d’apertura. Il ricordo del 21enne è stato affidato alla sua squadra che ha sfilato col lutto al braccio tra gli applausi commossi dei 60.000 del BC Place. A far pensare, invece, è la riproposizione macabra dell’incidente che ininterrottamente in tanti continuano a far vedere, in video (sul sito olimpico di Sky c’è addirittura un link) e in foto. Sono immagini che non aggiungono niente alla notizia. Non siamo in guerra, non c’è alcunché da capire, niente su cui indagare, nessun insegnamento da trarre dalle immagini di un ragazzo che muore per amore del suo sport. Solo una spettacolarizzazione della morte della quale nessuno può sentire l’esigenza. Piuttosto sarebbe bello ricordare Nodar con la sua faccia concentrata prima della discesa per la quale non pensava di dare la sua vita.

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Mariella Caruso

2 Comments

  • Trovo terribile come sia stata affrontata la drammatica vicenda di Nodar. Come hai detto, si è spettacolarizzata la sua morte e non è stato dato spazio all’atleta al di fuori dell’incidente.
    è una vicenda che mi ha toccato in maniera particolare sia per il mio amore per lo sport, che lascia fuori dal mio immaginario certe vicende, sia per via dell’età di Nodar, 21 anni come me.
    Anche io avrei preferito ricordare Nodar con la concentrazione della partenza, con gli occhi di un giovane alla conquista di un sogno, ma le immagini di questi due giorni rendono questo pressoché impossibile; shockante è stato aprire la Gazzetta e vedere, oltre alla fotocronaca dettagliata dell’incidente, enorme sulle due pagine il volto di Nodar insaguinato, con gli occhi spalancati e ormai privi di vita, un’immagine che credo difficilmente se ne andrà via dalla mia mente. E dov’è quella foto del ragazzo pronto ad affrontare la sua discesa? In prima pagina in un formato ancora più piccolo di quello della fototessera.
    Io sarò una persona particolarmente sensibile, ma se anche giornalisti del settore come te, si son posti la stessa questione, allora credo che il problema sfoci in qualcosa che va ben oltre la sensibilità del singolo…

  • cara mari, che dire. hai espresso quello che ho detto io ai miei colleghi, certe immagini non sono giornalismo solo morbosità. solo che nella folle corsa a fare sensazione più degli altri spesso si perde di vista il limite, si mette qualsiasi cosa, basta che faccia parlare, anche il primo piano di un cadavere in quello stato. la tristezza è che è la corsa stavolta l’ha vinta il mio giornale e non so quanto servano le scuse a posteriori
    vale

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