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Intervista a Mario Motta. Dalla panchina azzurra alla promozione in A2 di Segrate


C’è mancato poco che dovessi entrare io in campo. Con Fabbiani fuori uso, Castellani che l’ha sostituito che non si allenava da quattro settimane, Canzanella con il pollice della mano destra rotto un giorno prima della partita“. Mario Motta, allenatore del Volley Segrate 1978, promosso per la prima volta in A2 al termine della serie dei play-off commenta così la vittoria al tie-break contro Bastia Umbra che è valsa il salto di categoria.

Quando ha cominciato a crederci davvero?
Nel corso dell’anno ho avuto sempre la sensazione che potessimo farcela pur avendo sempre davanti una squadra forte come Monza che ha fatto un campionato molto buono. La svolta nei play-off è arrivata nella terza partita di semifinale quando abbiamo vinto in casa contro Correggio.
Ci spieghi…
Ho visto una squadra che tra mille difficoltà è riuscita a ribaltare situazioni brutte e riuscire a vincere lottando punto a punto. Lì è scattata la consapevolezza di essere squadra che ci siamo portati dietro fino a Bastia umbra dove nell’andata della finale abbiamo vinto 3-0 giocando benissimo e anche mercoledì sera a Segrate quando siamo riusciti a rimanere attaccati alla partita e portare a casa il set decisivo.
Dal possibile 3-1 siete dovuti arrivare al tie-break per conquistare l’A2.
Abbiamo dovuto cambiare l’assetto di ricezione per la frattura di Canzanella che non poteva ricevere in palleggio e nemmeno tuffarsi avanti. Abbiamo dovuto ricevere spesso a due diventando estremamente vulnerabili. Loro ne hanno approfittato insieme alle difficoltà di Castellani che veniva da uno strappo addominale e che aveva avuto il via libera solo la mattina della gara.
Qual è stata la sua più grande soddisfazione?
Vedere i miei giocatori giocare da squadra.
Centrare la promozione al primo anno a Segrate, come è riuscito?
Ho chiesto molto alla società e sono stato accontentato. Non solo coi giocatori ma anche con uno staff di grande competenza, spazi palestra, sala pesi. Diciamo che ha iniziato a strutturarsi per qualcosa di più grande di una B1. Fortunatamente siamo riusciti a ripagare tutti: società e pubblico.
Per lei è stato un passaggio da assistente allenatore in Nazionale a capo tecnico in B.
Sono due ruoli, due responsabilità e due apporti differenti. Quella con la Nazionale è stata una parentesi meravigliosa. Ringrazio tutti per quello ma gestire in prima persona una squadra, anche di B, è diverso dal fare l’assistente anche in una Nazionale.
Cosa le hanno lasciato Montali e Anastasi di cui è stato assistente?
Montali una grande capacità di gestione delle risorse e Anastasi grande capacità tecnica.
Avete già parlato del futuro?
Credo che la società abbia fatto degli sforzi per arrivare in A e ne farà per restarci.

(pubblicata su Cronaca Qui Milano dell’11 giugno 2010)

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Mariella Caruso

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