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Il regista Piero Messina tra Artemisia e Mika

Piero Messina

di Mariella Caruso

Tra i sette documentari di Italian Season, la serie sul ruolo dell’Italia nella storia delle arti prodotta da Sky Arts Production Hub in onda su Sky Arte c’è anche Artemisia – Un’artista sotto accusa. È il racconto di uno spaccato della vita della prima pittrice al mondo capace di ribellarsi ai soprusi del sistema maschilista del suo tempo. A dirigere il documentario, che si concentra sullo stupro subito dalla pittrice quando era giovanissima e sul processo intentato dal padre di lei al colpevole Agostino Tassi, è stato il calatino Pietro Messina, già assistente di Sorrentino nel film premio Oscar La grande bellezza e regista di L’attesa.

«Sono stato l’unico uomo a lavorare al documentario. Erano donne le autrici, le intervistate e tutte coloro che hanno lavorato in produzione. La scelta dello sguardo femminile è stata azzeccata», racconta il regista 35enne. «Io ho detto subito sì, indipendentemente che si trattasse di cinema o di televisione perché quella di Artemisia, una donna che grazie al suo talento riuscì a trovare il suo posto un una società che non lasciava spazio al genere femminile, era una storia da raccontare», continua Messina al lavoro anche per la realizzazione di uno dei corti d’apertura dello show Stasera CasaMika prossimamente in onda su Rai2.

Come hai conciliato tutto con il tuo punto di vista maschile?

«In maniera istintiva, quello femminile è un mondo che abito, m’incuriosisce e di cui m’innamoro. L’ho già fatto in L’attesa e lo sto facendo nel nuovo soggetto per il cinema che sto scrivendo».

Sei vissuto in un ambiente femminile?

«Ho un rapporto molto forte con mia madre sulla quale ho modellato la protagonista de L’attesa interpretata da Juliette Binoche. Le ho anche fatte conoscere e sono diventate amiche».

L’Attesa, il doc su Artemisia, il corto per Stasera CasaMika: come scegli i tuoi progetti?

«Il mio amore vero è il cinema. Quando la sera scrivo lo faccio immaginando di vedere tutto sul grande schermo. Da qualche anno ho cominciato una collaborazione con Ballandi Entertainment che mi ha portato a lavorare spesso per la tv, anche con grande soddisfazione è stato per la realizzazione del documentario su Artemisia, un progetto che mi ha completamente coinvolto».

È lo stesso per il lavoro che stai facendo per lo show di Mika?

«In qualche modo sì. Io non mi occupo dello studio, ho girato uno degli opening delle puntate con Mika che vaga in una Milano notturna quasi felliniana, un corto molto cinematografico».

 

Oggi il divario tra il cinema e una certa televisione è quasi inesistente…

«Una tendenza cominciata negli Stati Uniti che sta contagiando anche l’Europa. I talenti più interessanti, le penne migliori, i registi più bravi si stanno spostando a lavorare per la televisione creando i presupposti per lavori di grande qualità. Anch’io sono al lavoro sul progetto di una serie in Francia».

Qual è l’aspetto della tua Sicilia che ti piacerebbe raccontare in una serie?

«Per me Sicilia è infanzia, il mio immaginario si è formato lì, c’è e ci sarà in qualsiasi cosa faccia perché è fondativa. Anche se facessi una serie di fantascienza nel suo tessuto ci sarebbe la Sicilia».

Mariella Caruso

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