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Il Mastro, ovvero l’utilità «der mutanda» del volley


Le mutande stampate a mo’ di giornale di Gigi Mastrangelo (nella foto griffata Daniela Tarantini da non rubare per alcuna ragione) saranno l’immagine indelebile del V-Day 2010. Non la Coppa alzata da Cuneo dopo 52 anni di attesa tricolore, non l’ultimo punto di Nikolov, non la felicità di Nikola Grbic… ma la ‘mutanda’ dell’uomo simbolo della pallavolo italiana: il Mastro. Colui che, nel bene e nel male, rappresenta un movimento di facce pulite e bravi ragazzi. Che magari con opportuna comunicazione potrebbero essere un valore aggiunto da contrapporre al machismo imperante… ma, per adesso, sono solo anime candide di cui nessuno parla.

Certo è che non hanno il fascino «der Mutanda» del volley, la stessa propensione a togliersi i vestiti e nemmeno lo stesso consulente d’immagine: Sergio Klaus Mariotti meglio conosciuto come Klaus Davi. In tanti, però, non hanno nemmeno le sue braccia e la sua velocità. Per questo Gigi Mastrangelo, detto il Mastro, è indispensabile per la pallavolo italiana così come Klaus Davi lo è per portarlo nei salotti televisivi quando, inaspettatamente, l’Associazione di sessuologi Donne e Qualità della Vita lo ha posto al primo posto della classifica dei campioni sportivi con cui le donne trascorrerebbero una notte d’amore oppure quando si diffuse la ‘voce’ (mai confermata da alcuno degli interessati) che Madonna lo avrebbe voluto sul palco nel suo trasgressivo “Sticky & Sweet Tour”… dove, naturalmente, non salì mai.

Quisquilie per chi, come il Mastro, lo si deve riconoscere, ha faticato per tornare in maglia azzurra («La mia seconda pelle») dopo il pasticciaccio della MRoma e un anno di purgatorio a Martina Franca. Gigi si è ripreso con autorità il posto nel gruppo di Anastasi che giocherà i Mondiali in Italia e pure quello scudetto che non aveva mai vinto nella sua carriera.

E va da sé… che la ‘mutanda’ serve a lui, che appese le scarpette al chiodo volerà in qualche Isola dei Famosi o si ricovererà in una Fattoria televisiva (con buona pace della sua stupenda moglie e dei suoi figli Samuele e Nicole), ma serve a chi vuole che di pallavolo si parli. Almeno ogni tanto, visto che l’impresa è sempre più ardua.

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Mariella Caruso

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