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Il bello (vada come vada) di affidare l’Italvolley a un filosofo-lavoratore senza cravatta


La giacca e la cravatta le ha lasciate nell’armadio. Mauro Berruto, l’allenatore filosofo – non perché filosofeggi più del dovuto, ma perché una laurea in filosofia con studi in antropologia culturale l’ha presa e, per fortuna, non l’ha riposta nel cassetto e la usa per intridere i suoi discorsi della propria visione del mondo – e’ arrivato alla Club House del Circolo del Tennis del Foro Italico dove è stato presentato ufficialmente alla stampa come nuovo ct dell’Italvolley indossando la tuta da lavoro della Nazionale.

Un abbigliamento, per il quale si è sorbito la ‘scherzosa’ reprimenda del numero uno del Coni Gianni Petrucci notoriamente amante dell’abbigliamento formale, che veicola un messaggio importante: “io sono un lavoratore” come devono esserlo gli atleti che, da adesso in poi, faranno parte del suo progetto che non prevede di rievocare la “generazione di fenomeni” che hanno fatto la leggenda (ormai appannata) del volley italiano. “Non ci serve una generazione di fenomeni, non so se oggi ce ne siano. Ci serve una ‘generazione di lavoratori – ha spiegato Berruto -. Di sicuro in Italia ci sono giocatori di talento che devono avere fame, in senso metaforico s’intende, e negli occhi la voglia di sfidare i migliori per ridurre le distanze. Bisogna andare oltre il comfort che impedisce di crescere”.

Un progetto coraggioso che, per l’allenatore-filosofo e i ragazzi che ha chiamato a unirsi a lui, è “un rischio e insieme un’opportunità”. E che, solo apparentemente, sembra non tenere conto dell’obiettivo principe che la Federavolley gli ha imposto: la qualificazione (e magari il podio) ai Giochi Olimpici di Londra 2012.

Leggere i nomi del gruppone dei venticinque per chi è abituato ai soliti noti e non ha frequentato in questa stagione i campi dell’A2 somiglia a un pugno nello stomaco. Nessun senatore: mancano Vermiglio, Fei, Sala e Mastrangelo, i volti più riconoscibili della pallavolo italiana. “Ho parlato con loro mi hanno dato comunque la loro disponibilità”, ha rivelato Berruto che di giocatori ne ha contattati quaranta. Ci sono undici esordienti assoluti: Baranowicz, Cester, Colaci, De Pandis, Dolfo, Falaschi, Kovar, Mazzone, Patriarca, Sabbi e Vettori. Poi ci sono i cosiddetti ‘anziani’, quelli attorno i quali dovrebbe girare tutto il sistema: Cristian Savani (29 anni) che sarà il capitano, Emanuele Birarelli (30 anni) e Andrea Bari (31 anni) compagni a Trento. A loro si aggiungono quelle promesse che adesso dovranno assumersi molte responsabilità: Buti, Parodi, Travica, Zaytsev. A completare la lista dei venticinque ci sono giocatori giovani e meno giovani che, chi più chi meno, hanno già fatto apparizione nel giro azzurro: Barone, Boninfante, Della Lunga, De Togni, Lasko, Maruotti e Rosso.

Per tutti loro (e per chi nel frattempo sarà chiamato) il “sogno dei sogni saranno i Giochi Olimpici – rimarca il nuovo ct -. Perché le Olimpiadi sono un’altra cosa rispetto a tutte le altre manifestazioni”.

Ma prima c’è la World League e gli Europei dai quali passa la prima chance di qualificazione a Londra 2012. Per questo Berruto si appella alla profezia dei Maya, quella che fissa la fine del mondo il 21 dicembre 2012. “Chiederò a me stesso e ai miei giocatori di affrontare tutto come se dopo non fosse altro”. Berruto, però, è il primo a non credere alla profezia. Ed è il primo a guardare già oltre. “Tra i compiti di un allenatore c’è quello di lavorare per il presente e per il futuro – conclude -. Io non so cosa farò alla fine del quadriennio olimpico ma la mia lista è fatta in chiave post-olimpica perché devo guardare oltre il mio passaggio sulla panchina azzurra”. E’ qui che l’allenatore filosofo dà il meglio di sé.

Per chi volesse sapere qualcosa in più su Mauro Berruto: www.mauroberruto.com
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Mariella Caruso

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