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I Baustelle presentano Fantasma: «Presuntuosi per non annoiarci»

 
 
«Non mi pongo mai il problema di quanto quello che scrivo possa essere cupo o senza speranza, perché rischierei di essere castrare la mia creatività». Queste parole, senza contorno di musica, sono di Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, nonché autore di tutti i testi di Fantasma, sesto e nuovo album della band toscana registrato nella Fortezza Medicea di Montepulciano, paese d’origine dei tre componenti, con la collaborazione della Film Harmony Orchestra di Breslavia, in uscita il prossimo 29 gennaio. 
 
Diciannove brani, dei quali la band per la prima volta firma anche la produzione artistica, compresi i sei soltanto musicali tra i quali Titoli di testa, Titoli di coda e Intervallo, per un concept album che omaggia la musica classica del ‘900, da Mahler (citato anche come autore musicale ne La natura) a Ravel, e che ha come tema il «tempo che passa, la morte vista come una trasformazione, un passaggio di stato», spiega Bianconi, pronto a far notare come la parola più ricorrente nei testi di Fantasma «non è morte, ma vita». 
 
 
 
 
In copertina è ritratta Nicoletta Elmi, che da bambina fu attrice simbolo degli horror anni ’70 di Dario Argento, mentre il titolo è «metaforico– spiegano i Baustelle -. Il fantasma rappresenta, infatti, un’immagine del passato che appare nel presente, ma anche il futuro visto dal presente. Un futuro molto diverso da quello che potevano immaginare i nostri padri negli anni ‘60». 
 
Anche se è difficile da credere, Fantasma, anticipato dal singolo La morte (non esiste più), «è un disco di speranza, perché io, nonostante il mio pessimismo che non mi vergogno a manifestare, sono uno che spera – aggiunge Bianconi, a Milano per presentare il disco insieme a Rachele Bastrenghi -. Il pessimista è un uomo con grande capacità di analisi, un diffidente. Fantasma è un disco di analisi, che non vuole indorare la pillola, ma è pur sempre un disco di speranza». 
 
Di sicuro è un disco di non facile ascolto, ricco di sonorità inusuali e di testi complessi. Ci sono riferimenti a Silvio Berlusconi ne L’estinzione della razza umana L’ho scritta pensando al fatto che certe cose è bene che finiscano»), ai Maya e ai mistici dell’Occidente. «Mi rendo conto che le cose che scrivo presuppongono un certo lavoro da parte di chi ascolta – ammette l’estensore dei testi -. I nostri testi hanno di certo bisogno di una maggiore attenzione rispetto a un altro tipo di musica leggera, il pubblico deve fare un lavoro interpretativo che può essere affascinante. Ricordo – sottolinea Bianconiche da bambino rimasi colpito da La voce del padrone di Battiato, un disco che mi mise in crisi, ma nello stesso tempo mi illuminò e mi catturò». E anche se il 1981, anno di uscita del citato album di Battiato, è ormai lontano e la crisi che attanaglia l’Italia (e il mondo) richiederebbe forse una maggiore leggerezza nella musica, Bianconi non si nasconde dietro un dito e non fugge da chi gli dà del presuntuoso. «Per fare questo mestiere la presunzione deve esserci – afferma -. I progetti ambiziosi mi piacciono molto, per fare bene bisogna divertirsi, non annoiarsi, mettersi in gioco e rischiare, anche se poi ci si potrebbe dare una zappata sui piedi». 
 
Una zappata che, in realtà, i Baustelle – o meglio Bianconi – rischia di darsi sul serio. Se in Monumentale (il cui titolo richiama al Cimitero Monumentale di Milano, ndr), infatti, canta “lascia perdere i programmi coi talenti”, non si capisce perché poi firmi Il futuro che sarà, uno dei due brani che Chiara Galliazzo, ultima vincitrice di X Factor, porterà in gara al Festival di Sanremo. «Io non ce l’ho coi talent, ma con il luogo comune che la ormai la musica e i nuovi talenti possano venir fuori soltanto da lì – chiarisce Bianconi -. Per questo in Monumentale invito la gente a uscire e ad andare “pure al Monumentale” che, anche se è un cimitero, è molto meno simbolo della stagnazione di certi programmi e di certi salotti televisivi. Poi se qualche cantante che arriva dai talent dimostra di non essere soltanto un buon interprete, va bene. Chi resisterà nel tempo non sarà chi è soltanto bravo a cantare, ma chi avrà qualcosa da dire». 
 
Nel caso di Chiara Galliazzo, che Francesco Bianconi ammette di non aver ancora avuto modo di conoscere, «la canzone l’avevo scritta due anni fa insieme con Luca Chiaravalli pensando a un’imprecisata interprete femminile. E’ stato Luca a dirmi che sarebbe stata portata al Festival di Sanremo da Chiara, le cui performance a X Factor sono andato a guardare su Youtube». 
 
Sul palco dell’Ariston, comunque, i Baustelle, dicono che non metteranno mai piede. «Il Festival è troppo sopravvalutato, un po’ come la morte nella cultura occidentale. È sempre più uno show televisivo, un evento mediatico. Non ti fa neanche vendere più dischi. Se ci hanno invitato? A me personalmente non ha chiamato alcuno – conclude Bianconi -, ma probabilmente sanno che non abbiamo voglia di andare». 
 
 
(Pubblicato su La Sicilia del 23/1/2013)

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Mariella Caruso

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