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Howard Webb, arbitro da docu-fiction in ‘Kill the referee’


L’ inglese Howard Webb, assistito da Michael Mullarkey e Darren Cann, dirigerà, al Santiago Bernabeu, la finale più attesa dagli interisti da 38 anni a questa parte: Internazionale Milano-Bayern Monaco.

Forse non tutti sanno che l’arbitro Webb è stato uno dei protagonisti, insieme con l’italiano Rosetti, lo svizzero Busacca, lo svedese Frojdfeldt e lo spagnolo Mejuto Gonzalez, dell’interessante e divertente ‘Grande fratello’ arbitrale costellato da tanti irriferibili incisi senza bip nelle comunicazioni via auricolare tra arbitro e assistenti, ‘Kill the referee’ (o Les arbitres nella versione originale), docu-film realizzato durante Euro 2008 per umanizzare in qualche modo l’arbitro il cui titolo è dedicato proprio alla giacchetta nera inglese.

Allora Webb finì nel mirino dei tifosi polacchi, nonché del primo ministro di quel paese, Tusk, per aver concesso un rigore ai padroni di casa austriaci a due minuti dal fischio finale di Polonia-Austria. Rigore sacrosanto in una partita nella quale, Webb aveva pure convalidato un gol in fuori gioco alla Polonia. L’odio sportivo fu fomentato da una frase del primo ministro polacco che, sull’onda degli eventi, dichiarò che avrebbe voluto uccidere qualcuno. E, siccome notoriamente la mamma degli stupidi è sempre incinta, il povero Webb (ex poliziotto) finì sotto protezione con tutta la sua famiglia perché qualcuno avrebbe voluto ‘kill the referee’.

E’ questo il motivo per il quale su Webb, oggi, sappiamo più di quanto conosciamo dei nostri arbitri. Che il suo papà è stato arbitro anche lui, che la Federcalcio inglese l’ha premiato al termine di quella stagione perché «bisogna educare il calcio che anche gli arbitri possono fare errori». Che Webb è capace di una buona dose di autoironia dimostrata in particolar modo prima di un’altra gara da dirigere quando, mentre era minacciato da fanatici polacchi, chiedeva se avessero bonificato anche gli spogliatoi. Che è pure capace di dirigere a una festa, con finta bacchetta, il suo coro personale che intona ‘You’ll never walk alone’ e che non ama distribuire cartellini rossi. La sua media è di 0.14 a partita arbitrata. Speriamo che sabato sera non decida di alzarla.

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Mariella Caruso

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