Storie siciliane

Halloween? In Sicilia c’erano i “Morti”

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di Mariella Caruso

Zucche, travestimenti, il pellegrinaggio di casa in casa dei bambini a ripetere l’adagio dolcetto-scherzetto. La notte di Halloween incombe ormai da due decenni anche alle nostre latitudini. Un’abitudine innocua, molto commerciale come tanti altri festeggiamenti che mettono al centro mamme, papà o innamorati che siano. Non è vero, però, che l’Italia fino all’arrivo di Halloween fosse immune da questo tipo di festeggiamenti. Certo non ci sono mai state le zucche,  che per me sarebbe meglio finissero in padella piuttosto che sprecate nella pattumiera (dell’umido, ovviamente).

Nella tradizione siciliana c’è sempre stata la “festa dei morti”. Nella notte tra il 1° e il 2 novembre, si racconta che i defunti di famiglia vadano a solleticare i piedi ai bambini che hanno fatto i monelli, e regalare invece giocattoli, “pupi di zucchero” (dolci di pasta di zucchero) e ‘oss ‘i mortu’ a quelli che si erano comportati bene.

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Fino a qualche decennio fa in molte città siciliane i bambini (e io ero una di quelle) non aspettavano Babbo Natale o Gesù Bambino per avere il loro dono, ma la visita dei morti di famiglia che arrivava rigorosamente nella notte tra l’1 e il 2 novembre . La tradizione voleva che fossero i morti di famiglia a nascondere negli angolini più remoti della casa giocattoli e dolci che la mattina del 2 novembre erano gli oggetti della caccia al tesoro più attesa dell’anno.

Alla fine della caccia i genitori accompagnavano i bambini, contenti dei nuovi giochi e rimpinzati di buonissimi dolci (ossa di morto, rame di Napoli, totò e bersaglieri), al cimitero a ringraziare quei buoni defunti che avevano allietato la festa. Il non trascurabile risultato era entrare in un cimitero pieno di bimbi dalla faccia allegra che non dimenticavano i “morti di famiglia”..

 

 

 

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Mariella Caruso

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