Mariella's Blog

Elogio della cabina telefonica


Ne avevo già parlato il 30 dicembre dopo un titolo sulla prima pagina di Repubblica. Diceva: ‘Cabine telefoniche come i panda, «adottatele con una mail»’. Un titolo che mi aveva riportato indietro nel tempo. Oggi è il Corriere.it a tornare sull’argomento: “Addio alle cabine telefoniche sono tutte da smantellare. Ma qualcuna si salverà”. Il tuffo nel passato è uguale.

Un passato che gli adolescenti di oggi neppure immaginano, ma che ha scandito il trascorrere dei giorni di ogni quarantenne (o giù di lì) ai tempi dei primi amori. La ‘cabina telefonica’ con i suoi ‘gettoni’, ancora prima delle 200 lire e delle schede telefoniche. Così come oggi tutti i ragazzini hanno in tasca un telefonino, trent’anni fa tutti noi ragazzini avevamo in tasca un gettone. Per chiamare la mamma e dire che avremmo ritardato, per chiamare il ‘fidanzatino/a’ e dire che potevamo vederci, per chiamare l’amica/o. Erano i tempi dei telefoni duplex, quelli in condivisione tra due famiglie che si dividevano il costo del canone. Cosicché si doveva sperare che la linea fosse libera quando serviva. Sennò, in caso d’urgenza, era la cabina telefonica a venirci in aiuto. Anche quella a patto che fosse libera. Chi non hai mai fatto la fila a una cabina telefonica sperando ardentemente che la conversazione in corso non fosse una sequela di ‘Mi ami? Ma quanto mi ami? Mi pensi? Ma quanto mi pensi?’. Giusto per rimanere nel copyright di una fortunata (e asfissiante) campagna pubblicitaria della Telecom quando ancora si chiamava Sip.
Ecco per questo mi piacerebbe adottare una cabina telefonica. Un simbolo di un passato che sembra così lontano… ma che, invece, è ancora tanto vicino. Mi sa che manderò una mail!!!

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Mariella Caruso

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