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Eleonora Abbagnato: «Non è un tabù danzare sulle musiche pop»


Julia gioca sorridente tra le braccia del nonno seduto in una delle sedie di velluto rosso della piccola sala conferenze dell’hotel Timeo di Taormina. Poi la piccola frugoletta bionda punta il ditino per indicare quella donna che per lei è solo la mamma. E’ bionda come lei, esile nei suoi fuseaux indossati con semplicità sopra una maglia e una felpa. Nessun atteggiamento da diva. Anche se, per il resto del mondo, non è la mamma di Julia, nata 17 mesi fa dal matrimonio con il calciatore Federico Balzaretti, ma Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opéra di Parigi, che giovedì 22 agosto al Teatro Antico di Taormina ha inaugurato la quinta edizione del Festival Belliniano come protagonista dello spettacolo Eleonora Abbagnato e le stelle dell’Opéra di Parigi. 

Il ritardo di oltre un’ora alla conferenza stampa, spiega subito la ballerina siciliana che, come Vincenzo Bellini, ha fatto di Parigi la sua seconda casa, «è colpa del maltempo che infuriava sull’aeroporto di Catania. Maltempo che mi ricorda il mio prossimo rientro a Parigi». Che avverrà non prima che l’étoile completi al Teatro di Verdura l’8 settembre la mini tournée siciliana.

Dopo sei anni torna a Taormina. Per lei prevale il fascino del luogo o l’emozione di esibirsi in Sicilia?
«Ballare nella mia terra è sempre molto importante. Il pubblico siciliano è sempre molto critico con me, quindi ci tengo tantissimo. Così come ci tengono gli altri ballerini impegnati con me in uno spettacolo diverso dal solito, che punta su coreografie di giovani artisti. Ce n’è anche una firmata da me e dal mio partner Benjamin Pech (un drammatico Stabat Mater, ndr) ».

Cosa ha significato per lei lasciare la Sicilia ancora ragazzina, in una sorta di “fuga di cervelli” ante litteram?
«Non la considero una fuga. Torno spesso, anche per lavoro. Non ho mai dimenticato di essere siciliana e amo sottolineare le mie origini, anche se Parigi è diventata la mia seconda casa».

Ha un suo personale rituale di “ritorno a casa”?
«E’ sempre lo stesso: chiamare gli amici per avvisare del mio rientro».

Lei è stata nominata étoile dell’Opera di Parigi lo scorso marzo, a 35 anni, al termine di una sua interpretazione della “Carmen” di Roland Petit, a coronamento di un lungo percorso artistico nel teatro della capitale francese.
«E’ stata una grande soddisfazione che mi ha ripagato dei sacrifici fatti in tutti questi anni per i francesi che, finalmente, mi hanno gratificata dopo aver danzato in tutti i ruoli di étoile. Era stato già raro essere un’italiana all’Opéra perché in Francia sono molto nazionalisti. Però ormai mi considerano come un loro prototipo visto che vivo lì sin dai miei 14 anni».

L’ex presidente Sarkozy, però, l’aveva insignita già nel 2010 del titolo di “Cavaliere dell’Ordine delle arti e delle lettere”.
«Anche quello è stato un riconoscimento importante per me, per la Francia e per l’Europa».

Il suo essere una ballerina classica internazionalmente riconosciuta non le ha impedito di esplorare altre arti come il cinema, il teatro, la televisione e pure il Festival di Sanremo. E’ finita l’era dei ballerini inarrivabili?
«Quella dell’inarrivabilità è una leggenda. Anche Carla Fracci ha fatto televisione e pure pubblicità. In tutto ciò che ho fatto ho sempre mantenuto un legame con la danza, come nel video di Vasco Rossi (Ad ogni costo, ndr) con le coreografie di Davide Bombana. Penso che la danza classica si possa ballare con qualsiasi tipo di musica, anche pop. Anche al Festival di Sanremo ho parlato di danza e Amici è stata un’esperienza bellissima con una grande professionista e amante della danza come Maria De Filippi. Al vincitore del circuito danza, Nicolò, ho fatto avere un contratto di un anno a Bordeaux. Forse solo il film Il 7 e l’8 si è scostato, ma è stato un omaggio alla Sicilia nel quale ho potuto tirare fuori il mio accento palermitano».

Lei è anche moglie e mamma. Come fa a conciliare tutto?
«Ho pure una famiglia numerosa, visto che ho preso un bel pacchetto (il marito ha due figlie avute da una precedente unione, ndr). Julia la porto sempre con me, anche se ancora non mi ha mai visto ballare. Siamo una famiglia unita, pur nella distanza».

Con il suo mentore Petit ha avuto un rapporto duro fino alle lacrime. Se sua figlia le dicesse di voler seguire la sua strada la dissuaderebbe?
«Se mi accorgessi che la sua passione è veramente forte la asseconderei. In caso contrario no, perché i sacrifici sono enormi. Per fare la ballerine bisogna essere veramente “malate”: non è normale ballare dalla mattina alla sera senza dedicarsi ad altro. Prima di Federico e le bambine, avevo una vita molto difficile».

Ha già pubblicato una sua biografia, dal titolo “Un angelo sulle punte“. Perché l’ha scritta e quando si dedicherà alla prossima?
«La prima era importante in quel periodo della mia vita ed era dedicata alle mie piccole fan. Già ne potrei scrivere altre tre: sulla mia famiglia, sulla mia carriera e sul mio futuro che comincio a intravedere. Mi piacerebbe avere una mia compagnia e creare un’accademia in Italia o in Francia».

In conferenza stampa ha accennato scherzosamente alla “rivalità” tra Catania e Palermo…
«Una rivalità che mi fa sorridere. Amo molto Catania e ho uno zio celebre (Pietro Lo Monaco, l’ex ad del Catania Calcio) che ha fatto tanto per questa città».

Quindi nella disputa tutta isolana tra “arancino” e “arancina” come si schiera?
«Io sono per l’arancino».


(Pubblicata su La Sicilia giovedì 22 agosto 2013)

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Mariella Caruso

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