spettacolo e tivù

Diario del Festival di Sanremo/Il fu mercoledì

Lo so è giovedì. Ma il Festival di Sanremo è un frullatore. Lo so, anche questo l’avete già sentito. Ma vi basti sapere che sto scrivendo con una camomilla a fianco. E siccome ieri è passato, il mio diario sarà minimo.

Il saluto tra Salvatore "Turi" Nicotra e Maria De Filippi all'Ariston

Il saluto tra Salvatore “Turi” Nicotra e Maria De Filippi all’Ariston

Ciao Maria, si sentiamo – Per questione strettamente territoriali questo per me è il compendio del mio mercoledì festivaliero. In questa frase utilizzata dall’impiegato modello catanese Salvatore “Turi” Nicotra assurto al palco sanremese per non aver mai fatto un giorno d’assenza in 40 anni di carriera e ha regalato 239 giorni di ferie non godute ai catanesi (non all’amministrazione comunale), che è la traduzione pedissequa del tradizionale Ni sintemu con il quale ci si accomiata dagli amici, c’è tutta la catanesità del mondo. Ni sintemu non significa che ci si è dati un appuntamento, ma è il modo di identificare un amico, qualcuno cui si è legati particolarmente e che si rincontrerà di sicuro. Prima o poi.

Quel Ni sintemu che Nicotra ha serenamente pronunciato alla fine del suo intervento, iniziato invero con un po’ d’emozione da parte dell’eroe del quotidiano (che, poi, nell’avere avuto la fortuna di non essersi mai ammalato non è eroismo, ma fortuna), è la fotografia di questo “Festival delle larghe intese”. Un programma televisivo, con gara annessa, rassicurante con due conduttori che, oltre a non essere sopra le righe, sono facce familiari: Carlo Conti per il pubblico Rai e Maria De Filippi per quello Mediaset. Quel saluto era per un’amica (Maria, chiamata infatti per nome) che, appunto, prima o poi, è sicuro di rincontrare, probabilmente in video.

Quest’atmosfera così familiare, però, fa davvero poco Festival e tanto tv pantofolaia. Le canzoni scompaiono, il ritmo gara è inesistente e il Festival è un mix tra la scuola di Amici, il nazionalpopolare di Tale e quale show, uno qualsiasi dei pomeridiani che racconta storie. A mancare (per fortuna) è il trash. Ma siamo al Festival di Sanremo e le canzoni e il glamour dovrebbero farla da padrone. Ci si annoierebbe meno. E, poi, per tutto il resto non ci sono altri programmi?

Mariella Caruso

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