spettacolo e tivù

Diario dal Festival di Sanremo 2017/Martedì

Ron (Foto Ufficio Stampa - Credit Alessio Pizzicannella)Fa niente se il martedì è andato e già da tre ore è mercoledì. Il diario (tardivo) è sempre quello del martedì. La prima serata del Festival di Sanremo 2017 è andata in archivio con la prima (ovviamente per me) sorpresa clamorosa: Ron con la sua L’ottava meraviglia, finita con Fa talmente male di Giusy Ferreri e Ragazzi fuori di Clementino a rischio eliminazione. Faccio outing e affermo orgogliosamente di considerare il pezzo di Ron (che fa Ron con citazione jovanottiana) tra i migliori di questo Festival insieme con Che sia benedetta di Fiorella Mannoia che, pur lasciando fuori un capolavoro come Quello delle donne non dicono e non essendo all’altezza di altri, è nobilitato dall’interpretazione della cantante romana. E per cavarmi definitivamente il dente delle preferenze vi dico che la migliore per me è Vietato morire di Ermal Meta.

 

Paola Cortellesi e Antonio Albanese in "Mamma o papà?" (Foto Ufficio stampa Medusa)

Paola Cortellesi e Antonio Albanese in “Mamma o papà?” (Foto Ufficio stampa Medusa)

CANTANTE DA PIANOBAR – Forse non tutti sanno che a cantare Cacao Meravigliao, la sigla di Indietro tutta di Renzo Arbore, era una giovane Paola Cortellesi che, ha un passato da cantante di pianobar e ha rischiato seriamente di fare la cantante. «Ho cantato per tanto tempo, dai tempo del liceo a quelli dell’Università per raggranellare qualche spicciolo. Cantare mi piaceva e ho anche pensato di fare Sanremo, ma non ho trovato la mia strada, un genere che mi appartenesse perché mi piacevano tutti. Alla fine l’unico mestiere che mi permetteva di frequentare tutti i generi era l’attrice e ho studiato per questo. Continuo a cantare, ma in un modo tutto mio», ha raccontato nella conferenza stampa di cui è stata protagonista con Antonio Albanese. Insieme poi, sul palco dell’Ariston, hanno dato vita a un duetto canoro, Un mondo di pàvole, basato sul loro film “Mamma o papà?” in uscita il 14 febbraio che, pur trasgressivo, dissacrante e non a prova di Crusca, probabilmente, in gara, sarebbe potuto anche finire nella parte alta del tabellone.

 

Dall'account ufficiale Twitter @SanremoRai

Dall’account ufficiale Twitter @SanremoRai

LA SERATA TV – La standing ovation dell’Ariston per le forze dell’ordine e i volontari dei corpi che tanto prezioso lavoro hanno fatto nelle zone terremotato, nell’hotel di Rigopiano e in altre emergenze la capisco, ma lo spettacolo è un’altra cosa e sei interviste tra una canzone e l’altra sono decisamente un mattone per il ritmo televisivo. Del six pack di Raoul Bova, del gradino e delle trasparenze di Santa Maria degli Ascolti con il suo «Basta che non si vedano le mutande», della gag con il cucchiaio di legno e del continuo sottolineare l’abbronzatura perenne di Carlo Conti se ne poteva fare a meno. Di sport forse si poteva parlare meglio, invece di limitarsi a spettacolarizzare l’altezza del cestista Marco Cusin e della pallavolista Valentina Diouf che, non avessero avuto quell’altezza, probabilmente farebbero altro. Inutile il siparietto Bova-Rocio, visto che Bova era lì per parlare dell’accordo tra la sua onlus Io ci sono e la Croce Rossa per la costruzione di un centro polifunzionale ad Amatrice, bastava fargli presentare due canzoni e farglielo raccontare. Molto più indovinata la sfilza delle indimenticabili, canzoni “regine” non vincenti tra cui sono annoverate, tra le altre Vado al massimo di Vasco Rossi, Donne di Zucchero, Almeno tu nell’universo di Mia Martini, perché il primo posto sanremese non regala l’immortalità ai pezzi; il duetto Tiziano Ferro-Carmen Consoli in Il conforto e quello, già citato, Cortellesi-Albanese.

 

schermata-2017-02-08-alle-03-25-42CROZZA E L’ARISTON – Il debutto del comico, fischiato nel 2013 in un Festival condotto da Fazio, è in video «così evito i lanci del pubblico dell’Ariston», dice sornione. Poi tra un «Festival delle larghe intese» (al quale, però, deve iscrivere anche il suo nome visto il suo contratto con Discovery Italia), «Gentiloni è l’Amadeus della politica italiana», Conti e De Filippi definiti «i Promessi sponsor», qualche frecciata all’europarlamentare del Carroccio: «Ai terremotati darei anche lo stipendio di Salvini pagato dall’Europa per dire che dobbiamo uscire dall’Europa», un’altra agli evasori, «In Italia c’è un ente benefico che si chiama Irpef, se tutti gli dessero quello che gli spetta si potrebbe ricostruire tutto: la vera beneficenza è andare dal commercialista», senza dimenticare la Raggi con le sue polizze e Roma diventata «Gotham City con Batman bloccato nel traffico del Raccordo Anulare», il comico fa pace con l’Ariston.

Fra qualche ora l’Auditel darà responsi sugli ascolti delle larghe intese.

Ps: il portachiavi Carlo è comparso sul palco solo brevemente.

Pps: il festival svallettato non è stato molto apprezzato, è bastata vedere la reazione alla comparsa di Diletta Leotta di rosso vestita per capirlo

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Mariella Caruso

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