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Davide Oldani, ‘Special One’ della cucina mette in tavola i suoi amati nerazzurri


Mou? Una cipolla caramellata. Un accostamento del genere può permetterselo solo un maestro della cucina. E grande tifoso interista come Davide Oldani (nella foto), lo ‘chef-pop’ per antonomasia per la sua filosofia di offrire l’alta cucina a prezzi popolari, può. Del resto la ‘cipolla caramellata’ che rappresenta il ‘contrasto equilibrato’ sul quale basa la sua cucina, è il suo marchio di fabbrica nel mondo. Un po’ come mantenersi sopra le righe è il marchio di Mourinho.

Ciò non significa che Oldani, chef stellato, coronato, collezionista di tempietti, forchette, medaglie e punti (a seconda della guida di riferimento) nonché Ambrogino d’Oro che nel 2008 lo ha fatto elevare al rango di figlio prediletto di Milano, sia uno chef ‘popolare’ nell’accezione da vocabolario di “destinato alle classi meno abbienti”. Lo sa chi cerca di prenotare una cena al suo «D’O» in quel di Cornaredo e per conquistare uno dei 34 coperti è costretto ad attendere fino a un anno. Nulla in confronto a quanto ha dovuto attendere da tifoso nerazzurro Oldani, chef per ‘ripiego’ dopo che un portiere maldestro gli ruppe tibia e perone quando da 16enne giocava già in C2 con la Rhodense da centravanti, per vedere l’Inter conquistare una finale di Champions League.

«L’unica fortuna in quel momento – racconta Oldani – fu che messo nel cassetto il mio sogno di fare il calciatore (che ricorre nel titolo del suo ultimo libro: “Pop. La nuova grande cucina italiana. D’O, ricette e gioco di squadra”, ndr) ho preso in mano subito la mia vita dedicandomi con pazienza e serietà all’altra mia passione che è la cucina: scuola alberghiera, entrato subito da Marchesi e via così». Fino a diventare uno ‘Special One’ come Mourinho. Un motivo per chiedergli di costruire un menù partendo dai protagonisti nerazzurri.

«Mourinho è una cipolla caramellata (nella foto), la summa del concetto filosofico del D’O, il ‘contrasto-equilibrato’ – spiega -. Come si devono mettere assieme dolce, salato, caldo, freddo per raggiungere l’equilibrio di un piatto, Mou è riuscito a mettere insieme, soprattutto psicologicamente, tutti i giocatori per ottenere il meglio».

«Javier Zanetti, il capitano, è la costanza in persona con un po’ di novità – continua con sapienza da chef -. E’ un piatto tradizionale rivisitato come lo zafferano e il riso alla milanese che io alleggerisco facendolo senza soffritto, brodo e midollo ma con zafferano e riso di altissima qualità».

«Mario Balotelli è un ingrediente ancora inadatto ad essere cucinato – osserva -, un pregiato guanciale di manzo che deve essere ancora frollato. Nel futuro a seconda della frollatura potrà dare felicità a chi lo mangia cucinato con una salsa al vino rosso oppure essere buttato via se la frollatura è durata troppo».

«Diego Milito è uno speciale soufflé alle cinque spezie, un piatto speciale che al D’O si fa ogni tanto ed è sempre una sorpresa – chiosa ancora – perché il soufflé non è che riesca sempre mentre in questo caso è venuto due volte più alto del normale».

«Wesley Sneijder è un riso al salto, un ottimo piatto di riciclo della tradizione milanese fatto col riso avanzato dal pranzo che diventa un cibo di altissima qualità – spiega con acume – perché viene rigenerato al punto di non sembrare un avanzo ma un piatto espresso».

«Samuel Eto’o è umiltà, intelligenza e freschezza di gioco – aggiunge -. Ha saputo sempre tenere il sorriso e si è sacrificato per la squadra. Potrebbe essere una pezzogna marinata con arancia e finocchio».

«Massimo Moratti è stato come il grande cuoco che è riuscito a rinnovare la tradizione alleggerendola – conclude idealmente cedendo il suo cappello di grande chef -. E’ stato lui a rendere possibile questo menù».

(Pubblicato su Epolis Milano del 22 maggio 2010)

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Mariella Caruso

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