spettacolo e tivù

Claudio Bisio: «Da piccolo volevo fare il pagliaccio»

Claudio Bisio e Lodovica Comello in copertina di Telesette 50

Claudio Bisio e Lodovica Comello in copertina di Telesette 50

La competizione è bandita in Kid’s Got Talent. Nel nuovo talent show per giovanissimi, in onda da domenica 11 dicembre in prima serata su TV8, l’intento è soltanto quello di mostrare il talento di questi bambini, tra i 4 e gli 11 anni, che salgono sul palco solo per far vedere quello che sanno fare. «O almeno è quello che all’inizio ci si era prefissi di fare, ma che poi è diventato anche qualcos’altro», racconta un divertitissimo Claudio Bisio che, insieme a Lodovica Comello, sarà il padrone di casa dello spin-off di Italia’s Got Talent.

Che cosa esattamente?

«Il racconto dell’imprevedibilità dell’infanzia. La scrittura prevedeva che io accogliessi i bambini sul palco e facessi loro qualche domanda prima dell’esibizione. Solo che io ero preparato ai bambini prodigio per averne visti alcuni a Italia’s Got Talent, ma non lo ero a seguirli nei loro ragionamenti. Così è stato tutto un lavoro improntato all’improvvisazione, la scrittura è stata buttata via perché alla classica domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”, ognuno di loro partiva con una storia incredibile».

Che esperienza è stata fare da “mezza spalla” a questi bambini?

«Entusiasmante, una via di mezzo tra Zelig e Italia’s Got Talent. L’imprevisto è stata la norma, ma è stato fondamentale il grande lavoro degli autori per amalgamare i bambini dai talenti canonici con quelli dalle abilità spiazzanti e curiose».

Qualche anticipazione?

«C’è un bambino che conosce a memoria tutte le autostrade, un altro che conosce tutti i calciatori, e poi esperti di smorfia napoletana, di zoologia e addirittura del Big Bang. Poi ci sono state le rivelazioni: una mini-ballerina di 5 anni che poi si è rivelata un’appassionata di moda che non sbaglia mai un accoppiamento di colori».

 Tu com’eri alla loro età?

«Ho ricordi molto labili e sopratutto non ho avuto le idee molto chiare su cosa volevo fare da grande fino all’età adulta. Lo stesso capita a mio figlio che a 18 anni non sa come rispondere quando gli chiedo cosa vuol fare. Avendo a che fare con questi bambini, però, mi è capitato di pensare alla mia infanzia e ho ricordato che da piccolo, un giorno sotto Natale, mio nonno mi portò al circo. Io rimasi affascinato dai clown che mi regalarono un naso rosso e, per tutta l’infanzia, dicevo di voler fare il pagliaccio. Col senno di poi, forse, un po’ l’ho fatto».

Nel programma ci sono tre opinionisti che, invece che ai bambini in gara, fanno le pulci a te…

«E non mi hanno perdonato alcunché… Hanno criticato il mio modo di parlare, di vestire. Per non parlare di quella volta che ho continuato a sbagliare il nome di un bambino».

Bisio e Comello conducono Kid's Got Talent (Foto ufficio stampa)Il tuo rapporto con Lodovica Comello si è evoluto rispetto a Italia’s Got Talent?

«Stavolta sto dalla stessa parte del palco e ho trovato una persona con un grande talento: precisa nel lavoro, spigliata, puntuale a cogliere le cose senza aver bisogno di un copione. Rispetto al passato, però, ho fatto un passo indietro rispetto ai giochi che mi piaceva fare con Michelle, Paola o Vanessa per l’età anagrafica: io potrei essere il papà di Lodovica».

Con i bambini di Kid’s Got Talent hai sfoderato la tua esperienza di padre?

«Sì, ma non coscientemente. Mi sono accorto solo in corsa che il mio approccio è stato lo stesso che ho avuto coi miei figli che adesso sono cresciuti, la grande ha 23 anni e studia ad Amsterdam, il piccolo ha 18 anni e quest’anno darà la maturità. Devo ammettere che mi sono intenerito».

Qual è stata la cosa che ti ha intenerito di più?

«Le lacrime di una bambina alla quale abbiamo fatto incontrare il suo mito Carla Fracci».

I programmi troppo scritti tolgono emozione alla tivù?

«Penso di sì, anche se io non è che ne veda tanta, fatta eccezione per i talk politici e le serie».

Il tuo Natale sarà al cinema da protagonista di “Non c’è più religione”…

«Una commedia originale sugli stereotipi delle differenze di religione con Alessandro Gassmann e Angela Finocchiaro con un finale positivo ed ecumenico, perché ce n’è bisogno».

Mariella Caruso

(Pubblicato su Telesette 50)

 

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