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C’era una volta ‘La primavera di Catania’


di Daniele Lo Porto (giornalista curatore del blog SNM Sicilia New Media)

La primavera di Catania” non è solo un libro celebrativo, scritto con scioltezza da Carlo Lo Re, degli ultimi anni felici della città etnea, ma in modo sempre più evidente un progetto politico che rinasce. O forse è meglio dire, che potrebbe rinascere. Un progetto che potrebbe definirsi con una frase non originale “del buon governo”, del rispetto e della collaborazione tra istituzioni che operano sullo stesso territorio, tra esponenti politici, anche di espressioni diverse che operano in sinergia per interessi collettivi.

Di quella primavera di Catania, che ormai appartiene alla storia, i protagonisti furono Enzo Bianco, il sindaco, ex repubblicano, nella sua prima esperienza a Palazzo degli Elefanti (primo cittadino quasi per caso, all’epoca delle guerre intestine tra i partiti), poi transitato nelle file del centrosinistra, ai tempi dell’elezione diretta, e Nello Musumeci, il presidente della Provincia, coerentemente sempre rimasto al suo posto, fedele a un modo di essere che molti hanno, per facile opportunismo, rinnegato. Missino prima, poi esponente di Alleanza nazionale, poi fondatore di un gruppo autonomista (fuori dal partito patrigno, non dalle regole dell’identità).

Non è un incontri tra reduci”, ha sottolineato Nino Milazzo, nel Coro di Notte dei Benedettini, moderatore dell’incontro di presentazione del libro al quale hanno partecipato entrambi i protagonisti di quella Primavera. “Anche perché siamo ancora combattenti”, hanno ribadito con toni e stili diversi, con il sorriso sulle labbra, i due ex amministratori della città.

In una fase politica in cui tutti i partiti implodono, spaccati da settarismi e dal protagonismo di leader virtuali, in cui i temi del federalismo (rilanciato dal Nord) e dell’autonomismo (di moda nel Sud) sono concetti temuti o privi di reale significato, immaginare che intorno ai due protagonisti di un’epoca se non felice ma quanto meno serena, ancora amati e rispettati da migliaia di elettori e cittadini, si possa pensare a una nuova primavera non è una follia.

Bianco ha già sciolto la riserva, senza indugi: la sua è una volata lunga verso Palazzo degli elefanti, che il Pd – o ciò che resta – voglia o no. Musumeci aspetta, prudentemente. Ci sono le sirene romane che lo chiamano (si vocifera di un posto da sottosegretario) e qualche assestamento strategico proprio all’interno dell’amministrazione cittadina, dove è il leader dell’opposizione, giustamente, da sfidante sfortunato.

Anche la più critica rilettura di quegli anni, può declassare la primavera a un autunno particolarmente mite e asciutto, ma dopo di allora è stato solo un lungo, freddo e triste inverno per la città.

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Mariella Caruso

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