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C’è un Mondiale anche in Italia… di pallavolo però. Alzi la mano chi lo sa


Quattrocentonovantasei persone (tra i quali tantissimi addetti ai lavori, me compresa) sanno che dal 24 settembre al 10 ottobre 2010 l’Italia diventerà l’ombelico del mondo della pallavolo maschile. Perché? Semplice… perché in Italia, per la seconda volta nella storia, ci saranno i Mondiali di Pallavolo. Il ‘496’ suddetto non è un numero messo lì a caso, è esattamente il numero degli aderenti al gruppo di Facebook che si chiama ‘Mondiali 2010, calcio… no pallavolo!!!’. Un numero troppo esiguo vista la popolazione virtuale del social network più frequentato in Italia. E non è che fuori dalla virtualità della rete di questo Mondiale italiano, che parte da Milano e si conclude a Roma passando per Trieste, Verona, Modena, Torino, Firenze, Ancona, Reggio Calabria e Catania, si sappia più di tanto.

Del Mondiale di pallavolo si parla soltanto tra addetti ai lavori e ultra-appassionati di volley. Se ne parlerà dopo i Mondiali di calcio che, notoriamente, fagocitano tutto è il leit-motiv comune. Ci mancherebbe. A nessuno, ma proprio a nessuno, verrebbe in mente di fare un pur minimo paragone. Il calcio è il calcio. Tutto il mondo guarderà al Sudafrica. Ma un Mondiale di pallavolo è, comunque, un evento. Sarebbe bene che qualcuno lo ricordasse anche se da quando la ‘Generazione di fenomeni’ degli anni ’90 è andata in ‘pensione’ la pallavolo maschile è in calo di popolarità. Certo è che nell’anno di grazia 1978, quando Roma ospitava il primo mondiale di pallavolo in Italia, il volley era quasi un emerito ‘signor nessuno’ ma le imprese del ‘Gabbiano d’argento’ (nella foto Carmelo Pittera, allenatore dell’epoca, con Volly, la mascotte di Italia 2010), inaspettatamente sul podio, sono ancora leggenda.

Ps: alle 00.38 del 07.05.2010 gli aderenti al gruppo di Facebook ‘Mondiali 2010, calcio… no pallavolo!!!’ erano 615

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Mariella Caruso

1 commento

  • è così per ogni sport “minore” purtroppo!
    quest’anno lo si è già visto coi mondiali di pattinaggio a Torino, un evento seguito praticamente solo dagli appassionati.
    Poi bisogna per forza tirare fuori il livello economico, nel calcio hanno sicuramente più soldi per la pubblicità e quella conta tanto….

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