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Cassano: «Io primadonna in un mondo di burattini»


Le ‘cassanate’, quelle nel senso stretto del termine, sono roba d’altri tempi. Fantantonio, al secolo Antonio Cassano da Bari Vecchia, è cresciuto. «L’età aiuta», ammette il campione della Sampdoria. Non parla di se stesso in prima persona, ma di tal Mario Balotelli, il ‘quasi-talento’ nerazzurro che così tanto somiglia a quel Cassano prima maniera. «Spero non faccia gli errori del sottoscritto – ha detto facendo autocritica -. Io sono uno che non ha vinto nulla, mi insultano in tutti gli stadi. Ma bisogna prendersi le proprie responsabilità e non dare tutte le colpe agli altri: l’80% delle colpe le ho io. Balotelli ha 18 anni, non gli e’ dovuto tutto, Mourinho lo sta aiutando e migliorerà. E’ un bravo ragazzo, si lascia trasportare dall’istinto e dalle emozioni, bisogna capirlo. Io a 18 anni ero un pazzo scatenato, un esaurito, ma l’età fa maturare».

Così Cassano chiude il cerchio nel giorno del suo ‘debutto’ come testimonial della Diadora, da erede di Roberto Baggio di cui il presidente Enrico Moretti Polegato gli consegna lo scarpino. «Non penso di potermi paragonare a lui che è stato il più grande calciatore italiano, spero di avvicinarmici ma non sarò mai come lui», ha ammesso in un momento di umiltà consapevole. Per il resto Fantantonio non si nasconde. Mai. Continua ad essere impertinente utilizzando la sincerità al limite del consentito. Ma Cassano è Cassano. E’ colui che non va in Nazionale per evidenti incompatibilità con il ct Marcello Lippi. « Lippi? Lippi chi, il conduttore? – ha sdrammatizzato -. E’ molto bravo. Tornando a Marcello, lui dice di non conoscermi e io non conosco lui».

Ciò non toglie che alla Nazionale pensi. «Lo faccio da quando sono professionista, ma il problema non è il mio», ha chiarito. Così, nel frattempo, in pieno agone da Mondiale, Cassano il 19 giugno sposerà la sua Carolina Marcialis («Quando trovi la donna giusta svolti, non ci fosse stata lei chissà in quale carcere sarei adesso…»). Ma al tifo azzurro Cassano non rinuncia e vuole l’Italia ancora campione del mondo. «Io tiferò per la nostra Nazionale. Sono italiano e guarderò le partite sperando che l’Italia vinca». Nonostante quel gruppo che, si dice, non l’abbia mai accettato. «Se non hanno parlato bene di me vuol dire che gli sto antipatico. Nel calcio uno con tanta personalità, una primadonna, non va avanti. Nel mondo del pallone vanno avanti i burattini, quelli che dicono solo sì. Io non sono un lecchino, sono una primadonna, dico quello che penso e la diplomazia non vive a casa mia. Non devo piacere agli altri ma a me stesso».

Chiaro, avvezzo ai ringraziamenti («A Marangon, Tibaudi e Ajazzone dello staff della Sampdoria, al mio procuratore Bozzo e mio cugino Nicola che mi sono stati vicini in questi mesi difficili. Ho accettato le scelte dell’allenatore anche se non le condivido, adesso sono tornato e si vede che non sono una pippa») e di tante parole. Non sui suoi errori («Il più grande? Potrei scriverci un altro libro sui miei errori») ma su tutto il resto. Compresa la ‘partitissima’ di domenica sera: Roma-Sampdoria. Passato contro presente per Cassano: «Se segno esulto. Perché non dovrei farlo? All’Olimpico insultano me e mia mamma ogni volta che vado, perché dovrei rispettare i tifosi. Oltre quelli della Sampdoria, rispetto quelli di Bari e basta».

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Mariella Caruso

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