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Buti, il ‘colpo della strega’ e i falli da frustazione


«Chissà che cosa avrebbe mai fatto o detto Mourinho se un suo giocatore fosse rimasto in panchina in una delle partite più importanti della stagione per un ‘colpo della strega’ non dovuto a un infortunio di gioco?». Una domanda che mi è tornata in mente in queste ore leggendo i commenti sull’inseguimento di Totti a Balotelli con relativo calcione, le scuse, i dibattiti ma soprattutto quell’assurdo riconoscimento delle attenuanti generiche perché «sì, ci può stare»… l’agonismo, la frustrazione, la provocazione.

Beh… ci può stare come «uno che ti prende a sprangate il parabrezza solo perché tu hai usato il clacson» mi sono sentita dire dalla stessa persona che si è posto la domanda in attacco. Che poi è Mauro Berruto, l’allenatore della Gabeca Monza di A1 di pallavolo. Lo stesso che avrebbe potuto commettere un cosiddetto ‘fallo di frustazione’ quando alla vigilia di gara-3 dei quarti di playoff scudetto con Treviso (la serie passò da 1-1 a 2-1 per i trevigiani) ha dovuto rinunciare a Simone Buti, uno dei migliori ‘muratori’ (non di quelli con la cazzuola ma di quelli che si oppongono agli attacchi avversari, per i non addetti ai lavori) del campionato bloccato da un ‘colpo della strega’.

Allora si parlò di generici problemi alla schiena… ma la verità è un’altra. Il ‘buon’ Simone, ragazzo della campagna toscana attualmente in raduno con la Nazionale di Andrea Anastasi ma pronto a ‘scappar’ via per un giorno per non perdersi il Palio di Fucecchio, si beccò il ‘colpo della strega’ per mettersi sulle spalle un piccolo tifoso che voleva farsi fotografare con lui al termine di gara-2.

Anche questo è il bello del volley, sport senza contatto fisico in campo ma che poi non si sottrae all’affetto dei tifosi che possono frequentare gli spalti senza rischi… salvo qualche rara eccezione. Ne sanno qualcosa i colleghi che andarono un anno fa a seguire la finale di Champions League maschile a Praga. Ma quella fu tutta un’altra storia.

Ricevuto su Fb da Simone Buti:
Anche quegli avvenimenti, come le più classiche situazioni del campo, fanno esperienza. La prossima volta, molto probabilmente, sarò io a farmi prendere in braccio dal bambino… 🙂

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Mariella Caruso

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