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Borgonovo racconta la ‘stronza’ in ‘Attaccante nato’


Ci sono giorni nei quali è facile sentirsi fortunati. Ieri per me è stato uno di quelli. Non ho, ovviamente, vinto al Superenalotto e la giornata è stata anche particolarmente stressante. A farmi sentire fortunata è il mio stare bene. Una condizione astratta della quale si apprezzano appieno tutte le implicazioni solo quando ti trovi davanti qualcuno costretto a farne a meno. Quel qualcuno oggi, per me, è stato Stefano Borgonovo che convive dal 2005 con la ‘stronza’, come la chiama lui. I medici la chiamano SLA (sclerosi laterale amiotrofica) o Morbo di Lou Gehrig.

Nella sala Buzzati del Corriere della Sera, Stefano Borgonovo in persona, ha presentato il libro scritto con Alessandro Alciato, ‘Attaccante nato’. Racconta della sua malattia e della sua voglia di vivere. Ma il racconto («Vivo coricato e non dimentico niente, la memoria tiene, il cervello vola, la testa è mia e me la gestisco io. Non sono ammesse intrusioni: lavori in corso, è vietato entrare») pur nella sua crudezza è nulla rispetto alla realtà inequivocabile.

Borgonovo arriva in sala Buzzati nella sua sedia a rotelle e i volontari della Misericordia lo sistemano sul palco davanti al computer che controlla con gli occhi, unico suo collegamento col mondo esterno al quale si presenta immobile. L’unico punto di contatto con il viso della copertina blu proiettata sulla parete dietro di lui sono gli occhi ancora aperti sul mondo, come quel cervello che vola di cui racconta.

La moglie Chantal gli sistema le mani in grembo dandogli una parvenza di movimento, quello che la ‘stronza’ si è portato via lasciando libera soltanto la forza del pensiero. Poi, fiera ed arrabbiata quanto basta si mette a parlare di diritti da rivendicare alle Asl con una donna che prende la parola dalla sala per dire quanto lei stessa si sia arricchita moralmente assistendo un altro malato di Sla.

Incapaci di pietà, o forse per altro, i clic delle macchine fotografiche dei presenti (non solo quelle dei fotoreporter) continuano a scattare e i telefonini scorrono in modalità video. Poi la parete, dove prima c’era la copertina del libro restituisce la schermata del computer: posta, internet, scrittura, telefono, voce, lettura, quaderni, domotica. E’ lì tutto il mondo di Borgonovo che trova anche un motivo per sentirsi fortunato. «Non tutti gli altri malati di Sla hanno la mia fortuna», dice utilizzando il sintetizzatore vocale. Nel frattempo scorrono alcune delle foto che corredano il libro: Stefano a 18 anni che si allena con il Como; Stefano con la maglia del Milan e poi con quella della Nazionale; Stefano il giorno del matrimonio con Chantal, Stefano e i quattro figli.

«Il mio limite è invalicabile solo all’apparenza», scrive nel libro. E si capisce per la scelta che ha fatto prima di continuare a vivere, quando dovette decidere se accettare la ventilazione artificiale («il dottore mi disse: ‘Se è sì chiudi gli occhi e io li strinsì più forte che potevo»), e poi di mostrarsi al mondo perché, in fondo, la ‘stronza’ ti può togliere tutto ma non la dignità e la voglia di lottare per sé e per gli altri. La famiglia Borgonovo lo fa con la Fondazione Stefano Borgonovo tra i cui obiettivi ci sono il sostegno alla ricerca e l’elargizione di contributi e rendite per l’assistenza domiciliare ed ospedaliera a favore dei malati di SLA nonché il sostegno anche psicologico dei loro familiari. I proventi del libro, presentato insieme a tanti amici come Roberto Baggio (la frase «io che ballavo con Roberto Baggio» ricorre nel libro), Paolo Maldini, Franco Baresi e Demetrio Albertini (suoi compagni nel Milan), Gigi Cagni (che giocò con lui nella Sambenedettese), il suo primo allenatore Nino Favini, presidenti e amministratori delegati come Massimo Moratti e Adriano Galliani, giornalisti come Fabio Guadagnini (Sky Sport) e Massimo De Luca (Domenica Sportiva), serviranno anche alla Fondazione Borgonovo. Ne sono sicura dopo aver visto Stefano Borgonovo, la moglie e tre dei figli… anche se sul libro che ho comprato per la causa non ne ho trovato traccia.

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Mariella Caruso

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